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GRAN BRETAGNA/ La poca democrazia del Ministero che nasconde gli aborti

Il 15 ottobre 2009, L’Information Tribunal, presieduto dal giudice Fiona Henderson, accogliendo le istanze della Pro Life Alliance, ha dato torto al Ministero della Salute britannico: non rispetta la libertà di informazione. GIANFRANCO AMATO commenta la notizia

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C’è finalmente un giudice a Londra! Il 15 ottobre 2009, L’Information Tribunal, presieduto dal giudice Fiona Henderson, accogliendo le istanze della Pro Life Alliance, ha dato torto al Ministero della Salute britannico.

Con un’articolata e puntuale motivazione di 43 cartelle, il Tribunale, all’unanimità, ha censurato il rifiuto del Ministero di rilasciare i dati relativi agli aborti effettuati oltre le 24 settimane di gravidanza per lievi disabilità del feto, ed il tentativo di cancellare tali dati.

L’atteggiamento omissivo ed ostruzionistico del Department of Health ha integrato, secondo il tribunale, una violazione del Freedom of Information Act (FIOA), la legge sulla libertà d’informazione. Pertanto, i giudici dell’Information Tribunal hanno intimato lo stesso Ministero della Salute a rilasciare i dati richiesti entro 28 giorni dalla data di emissione della sentenza.

Il collegio giudicante non si è però limitato a smontare la pretestuosa tesi ministeriale volta a coprire i dati sulla base di un asserito diritto alla privacy degli interessati. E’ andato oltre, gettando un’ombra inquietante sulle modalità di controllo delle interruzioni di gravidanza in generale.

Ai paragrafi 81-82-83 della sentenza, infatti, il tribunale ha rilevato che non pare sussista un «mechanism for rigorous scrutiny», una procedura capace di garantire una rigorosa analisi dei dati relativi agli aborti, nel rispetto delle disposizioni normative in materia. Le tanto decantate statistiche non sarebbero improntate ad un effettivo rigore scientifico.