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Esteri

IRAN/ Parsi: caro Obama, è Israele che ha “insegnato” a Teheran come procurarsi l’atomo

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Le implicazioni di un Iran potenza nucleare militare sull’equilibrio regionale sono note. L’ordine regionale, storicamente assicurato dalla presenza militare indiretta degli Stati Uniti a sostegno della posizione egemone di Israele, ha già subito una serie di scossoni dovuti sia al coinvolgimento diretto degli Usa nelle regione (Iraq e Afghanistan), peraltro con esisti non proprio brillanti, sia alle difficoltà dimostrate da Israele nella guerra del 2006 e nella successiva spedizione punitiva a Gaza.

Gli iraniani, che hanno tratto profitto da ognuna di queste situazioni, sono però invisi alla gran parte dei regimi dell’area, nella quasi totalità espressione del mondo sunnita; che, conseguentemente, guardano con estrema preoccupazione un’ascesa della potenza sciita.

Se il quadro mediorientale basterebbe a spiegare la preoccupazione che circonda tutta la vicenda, occorre però sottolineare come la sua rilevanza trascende lo scenario d’area. Anche così si spiega la determinazione americana nel cercare di impedire che l’Iran possa aggiungersi al club nucleare. Il fatto è che con la fine della Guerra fredda, e dell’equilibrio del terrore che la caratterizzava, il Trattato di non proliferazione mostra evidenti difficoltà di tenuta. Detto in maniera molto chiara, è estremamente difficile convincere Paesi che sono collocati in quadranti instabili del sistema internazionale, o regimi la cui legittimità è non del tutto incontestata, che senza l’arma atomica la loro sicurezza sia maggiore che con l’arma atomica.

La legittimità riveste quel naked power di cui già parlava Thomas Hobbes di qualche cosa di più che un semplice abito: ne rinforza cioè la sicurezza. Per regimi a legittimità internazionale problematica, il perseguimento del nuke power rappresenta pur sempre un’alternativa valida per ottenere quell’incremento di sicurezza che Paesi meglio inseriti nel sistema regionale o internazionale conseguono migliorando la propria rete di “relazioni sociali”. Alla medesima logica, del resto, dovette piegarsi lo stesso Israele, quando, proprio nei lunghi anni di totale ostracismo da parte di tutto il mondo islamico e dell’intera regione, si convinse che, accanto all’appoggio Usa, solo il conseguimento di un’autonoma capacità nucleare militare (il nuke power, appunto) avrebbe garantito la reale sicurezza dello Stato ebraico.

 

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COMMENTI
26/10/2009 - israele/iran stesso regime (Pietro Ripani)

Ringrazio iol sig. Gobbini per il suo commento, molto sincero. L'articolo del prof. Parsi, per quanto io lo possa stimare, sembra pervaso da una sottile linea relativista e tra l'altro non capisco dove voglia arrivare .. (take home message?)

 
26/10/2009 - ....quindi? (Alberto Speroni)

spiegare per spiegare va bene,raccontare per raccontare pure, ma dovendo scegliere, che si fa? Alberto

 
26/10/2009 - Israele/Iran stesso regime? (paolo gobbini)

Israele = repubblica democratica, dove le minoranze etniche (palestinesi e drusi) e religiose (mussulmani e cristiani) sono rispettate, dove le forze armate hanno un codice deotologico avanzato, dove i movimenti di difesa dei diritti umani sono liberi di criticare e portare in giudizio qualsiasi governante e/o militare. Iran = repubblica islamica, dove le minoranze etniche (azeri, arabi, armeni, curdi) e religiose (cristiani, sunniti, parsi, zoroastriani) sono perseguitate, dove le forze armate (esercito e pasdaran) possono fare in patria e all'estero atti di terrorismo e violazioni del diritto internazionale (attentato a Buenos Aires - bambini usati come carne per sminare), dove i diritti umani elementari sono sistematicamente violati. Siamo proprio sicuri che sia possibile mettere due entità statali così diversi sullo stesso piano riguardo alla deterrenza atomica? La bomba d'Israele non mi fa paura come la bomba dei Pasdaran.