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Esteri

IRAN/ Parsi: caro Obama, è Israele che ha “insegnato” a Teheran come procurarsi l’atomo

La trattativa sul nucleare iraniano si evolve continuamente. Prima è sembrato che l’Iran dicesse no all’offerta dell’Aiea, poi un’apertura possibilista ma anche un nuovo rinvio per comunicare se accetterà l’accordo di Vienna. Vittorio Emanuele Parsi spiega le mosse di Teheran

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Quanto andrà ancora avanti la melina iraniana sulla proposta Onu per uscire dall’impasse sull’arricchimento dell’uranio di Teheran? Probabilmente abbastanza a lungo da poter arrivare a praticare l’ennesimo catenaccio su una proposta successiva, e poi su un’altra ancora, e così via indefinitamente. Lo scopo di Teheran, d’altronde è chiaro: guadagnare tempo, nella consapevolezza che, mentre la Repubblica islamica aumenta il numero delle sue centrifughe e la propria capacità di arricchire l’uranio, la comunità internazionale si ritrova sempre meno compatta e con meno armi a disposizione per bloccare una possibile (e tuttavia non ancora dimostrata) proliferazione atomica di marca iraniana.

Il coinvolgimento, abbastanza svogliato peraltro, della Russia nella ipotesi di soluzione avanzata dall’AIEA  (fare arricchire “l’uranio islamico” in Francia e Russia, collocando di fatto all’estero il 75 per cento delle riserve iraniane) aveva fatto sperare nella possibilità di qualche concreto passo in avanti. Si trattava in realtà della riedizione di una proposta antica, che Teheran aveva già bocciato in passato, e la cui novità consisteva principalmente nel ritorno a un’attitudine maggiormente cooperativa da parte russa.

Gli iraniani hanno fatto della questione dell’arricchimento un punto di principio, inscrivendola nel più ampio capitolo del loro (giusto) diritto a poter produrre energia atomica a scopi civili. Quello che tutti sanno, ma che è debolmente sostenibile in termini argomentativi, è che nei confronti del regime degli ayatollah pesa il sospetto, prevalentemente occidentale, circa le reali intenzioni di Teheran. È un sospetto che è legato in parte alla natura del regime e alla sua degenerazione sempre più autoritaria, con lo spostamento continuo del potere verso le fazioni apparentemente più bellicose ed estremiste legate al presidente Ahmadinejad. Ma è anche un sospetto che deriva dal comportamento tutt’altro che lineare e trasparente tenuto dalle autorità iraniane.

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COMMENTI
26/10/2009 - israele/iran stesso regime (Pietro Ripani)

Ringrazio iol sig. Gobbini per il suo commento, molto sincero. L'articolo del prof. Parsi, per quanto io lo possa stimare, sembra pervaso da una sottile linea relativista e tra l'altro non capisco dove voglia arrivare .. (take home message?)

 
26/10/2009 - ....quindi? (Alberto Speroni)

spiegare per spiegare va bene,raccontare per raccontare pure, ma dovendo scegliere, che si fa? Alberto

 
26/10/2009 - Israele/Iran stesso regime? (paolo gobbini)

Israele = repubblica democratica, dove le minoranze etniche (palestinesi e drusi) e religiose (mussulmani e cristiani) sono rispettate, dove le forze armate hanno un codice deotologico avanzato, dove i movimenti di difesa dei diritti umani sono liberi di criticare e portare in giudizio qualsiasi governante e/o militare. Iran = repubblica islamica, dove le minoranze etniche (azeri, arabi, armeni, curdi) e religiose (cristiani, sunniti, parsi, zoroastriani) sono perseguitate, dove le forze armate (esercito e pasdaran) possono fare in patria e all'estero atti di terrorismo e violazioni del diritto internazionale (attentato a Buenos Aires - bambini usati come carne per sminare), dove i diritti umani elementari sono sistematicamente violati. Siamo proprio sicuri che sia possibile mettere due entità statali così diversi sullo stesso piano riguardo alla deterrenza atomica? La bomba d'Israele non mi fa paura come la bomba dei Pasdaran.