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ISLAM/ I dati parlano chiaro: fra 50 anni l'Inghilterra sarà in mano ai musulmani

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Non propugna un fondamentalismo violento (altrimenti rischierebbe l’arresto anche nel tollerantissimo Regno Unito), non invoca un cambiamento politico. Si batte per una rivoluzione culturale, con una certa dose di realismo. È, infatti, consapevole che difficilmente a lui toccherà in sorte di vivere in una Gran Bretagna islamica, ma è pressoché certo che i figli dei suoi figli avranno questa fortuna. Non fosse altro che per una questione di tasso demografico. Chi può immaginare cosa sarà dell’antica Albione tra una decina di lustri? Choudary ha compreso perfettamente che non è con la jihad del mitico Saladino che si conquista l’Occidente, ma con l’arma invincibile del consenso, attraverso i prodigiosi meccanismi del sistema democratico. In una società moribonda che, tra contraccezione, aborto ed eutanasia, vive con assoluta disinvoltura la propria parabola demografica discendente, l’avanzata delle prolifiche famiglie musulmane non può che avere il sopravvento. In prospettiva, è solo questione di tempo.

Stando ai dati ufficiali dell’Office for National Statistics, la popolazione musulmana in Gran Bretagna è cresciuta, in quattro anni, di 500.000 persone, passando da 1.870.000 del 2004 ai 2.400.000 del 2008. Sempre secondo l’O.N.S. la presenza musulmana nel Regno Unito è aumentata ad un un ritmo dieci volte superiore rispetto al resto della società, mentre nello stesso periodo il numero dei “cristiani” si è ridotto di 2.000.000 di individui.

David Coleman, docente di demografia alla Oxford University, parla di implicazioni «very substantial» e precisa che «una popolazione in crescita tende ad esprimere una voce sempre più forte in termini politici, quanto meno perché viviamo in una democrazia dove gruppi religiosi e radicali detengono un forte controllo del consenso e, quindi, dei voti. Ciò implica necessariamente che le relative opinioni ed istanze debbano essere tenute in particolare attenzione».

È vero che l’Office for National Statistics indica in circa 42,6 milioni l’attuale numero dei cristiani britannici, ma è altrettanto vero il dato secondo cui mentre i cristiani rappresentano l’assoluta maggioranza nella fascia di popolazione degli ultrasettantenni, i musulmani detengono un’altrettanta assoluta maggioranza nella fascia d’età che va dai 4 anni in giù.

Anche Ceri Peach, docente di geografia sociale alla Manchester University, sostiene che la rapida crescita della comunità islamica pone gravi «challenges for society», e che nei prossimi anni la Gran Bretagna dovrà affrontare una «pretty complex situation». Lo stesso professor Peach ha spiegato che l’intero sistema economico, fiscale, sanitario, pensionistico britannico sarà sostenuto, in futuro, con il contributo essenziale di quella fetta della popolazione musulmana oggi al di sotto dei 4 anni. E Muhammad Abdul Bari, segretario generale del Muslim Council of Britain, ha già previsto che il numero delle moschee in Gran Bretagna, attualmente di 1.600, è destinato ad aumentare in maniera esponenziale, seguendo l’andamento della crescita demografica della comunità islamica.

In Italia, intanto, soloni e fondazioni culturali pontificano di integrazione.

Italianieuropei di D’Alema e Farefuturo di Fini ci spiegano quanto sia ineludibile il futuro multietnico cui siamo inesorabilmente destinati.

E per gli ingenui che, perplessi e preoccupati, paventano i rischi del modello britannico, le prestigiose fondazioni hanno una sola risposta: «è il multiculturalismo bellezza!».



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COMMENTI
02/11/2009 - Multiculturale o meticcio? (Francesco Giuseppe Pianori)

...tanto Fini e D'Alema non ci saranno o saranno ben felici di "governare" anche i multiculturali... Il lupo cambia il pelo, ma non il vizio. Mi sembra più interessante la nozione di "meticciato" proposta dal Patriarca di Venezia, Card. Scola. La Madonna di Guadalupe è meticcia, molti santi latino-americani sono meticci. Chissà perché?