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Esteri

TEMPI IN EDICOLA/ La lunga persecuzione della Chiesa in Eritrea

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I protestanti si cerca di costringerli ad aderire alla Chiesa copta ortodossa. Questa il governo se l’è infeudata prima creando e nominando una figura di amministratore laico che presto è entrato in conflitto col patriarca Antonios; poi mettendo agli arresti domiciliari quest’ultimo e destituendolo con l’ausilio di un sinodo segreto manovrato dalle autorità che lo ha rimosso con l’accusa di eresia. A lui è succeduto un nuovo patriarca, lealissimo al governo, considerato un rinnegato dalla maggior parte dei credenti copti ortodossi.

 

L’obiettivo ideale e non tanto segreto del governo eritreo è di assorbire nella Chiesa copta ortodossa normalizzata tutte le chiese cristiane, compresa la Chiesa cattolica, l’unica che ancora può dichiarare un’orgogliosa autonomia dal potere. Per questo da tempo il governo ha avviato una politica volta a indebolirla quanto più possibile.

 

Niente visto ai missionari

Già nel 1995 il governo ha emesso un decreto nel quale si statuiva che le Chiese dovevano limitarsi alla pratica del culto religioso e rinunciare sia alle attività di servizio sociale, che spettavano allo Stato, sia a finanziamenti dall’estero, da sostituirsi con fondi statali. Due anni dopo le autorità sono passate dalle parole ai fatti, ma mentre la Chiesa luterana ha consegnato immediatamente le sue opere sociali, la gerarchia cattolica ha opposto resistenza con successo.

 

Dieci anni dopo (2007) il governo è tornato all’offensiva con un nuovo decreto che avrebbe dovuto nazionalizzare, nel giro di due settimane, 50 scuole, 25 ambulatori e centri di salute, 60 asili infantili e alcune attività economiche appartenenti alla Chiesa cattolica. Anche stavolta l’operazione non è andata in porto, tranne che per un’azienda agricola, una scuola e un asilo della città di Assab che sono stati espropriati.

 

Altro fronte di battaglia è il servizio militare: dopo la guerra del 1998-2000 la ferma è diventata illimitata, ed è questa la prima causa delle ondate di profughi eritrei che arrivano sulle coste della Sicilia. Ora il governo vorrebbe cancellare l’esenzione per il personale religioso. A mo’ di compromesso la Chiesa cattolica ha offerto i suoi seminaristi per un anno di servizio civile: con la solita slealtà, il governo prima ha accettato la proposta, poi scaduto l’anno ha trattenuto i giovani cattolici nel servizio anziché congedarli.

 

Per finire, il governo di Asmara ha deciso di isolare la Chiesa cattolica eritrea da quella universale: due anni fa non ha rinnovato il visto a 14 missionari stranieri, che pertanto hanno dovuto abbandonare il paese, e da tre anni non permette ai religiosi eritrei di andare a perfezionarsi presso le università pontificie di Roma o di partire come missionari all’estero. Forse anche loro dovranno salire sui barconi che salpano dalla Libia, come gli altri poveri diavoli eritrei.

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