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TEMPI IN EDICOLA/ La lunga persecuzione della Chiesa in Eritrea

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Fra i temi dell’assemblea speciale del Sinodo per l’Africa che si è aperto domenica scorsa c’è anche il servizio che la Chiesa cattolica può rendere alla giustizia nel continente. Su questo punto ai padri sinodali il lavoro non mancherà certo: dalle violenze nella regione dei Grandi Laghi agli orrori della Somalia, del Darfur e della Guinea, dalla voracità delle élite predatorie di tanti paesi alla condizione ovunque subordinata della donna, in Africa le ingiustizie politiche e sociali abbondano.

 

C’è però un caso che meriterebbe di essere considerato con speciale attenzione ma rischia di passare in secondo piano perché riguarda un piccolo stato: è quello dell’Eritrea. Paese che in materia di ingiustizia politica e diritti violati colleziona una serie di record. È l’ultimo nella classifica mondiale della libertà di stampa e comunicazione, dietro a Corea del Nord, Turkmenistan, Birmania e Cuba.

 

Dal giorno della sua nascita (nel 1993) è governato da un partito unico che non ha permesso che entrasse mai in vigore la Costituzione, piuttosto garantista, redatta poco dopo, né che mai si tenessero elezioni politiche dopo il referendum per l’indipendenza. In rapporto al numero degli abitanti (4 milioni scarsi di persone), l’Eritrea è il paese col maggior numero di coscritti nell’esercito (400 mila circa, cioè il 10 per cento dei cittadini, in parte destinati ai lavori forzati e a varie forme di lavoro non pagato) e col maggior numero di prigionieri di coscienza: calcolando anche i numerosi disertori dell’esercito che cercano di sfuggire l’attuale ferma illimitata, il totale sarebbe di 40 mila circa secondo Christian Solidarity Worldwide e Human Rights Watch, cioè l’1 per cento della popolazione.

 

Ma oltre a tutto questo, l’Eritrea è anche il paese africano col maggior numero di cristiani incarcerati esclusivamente a causa della pratica della loro fede (fra i 2 e i 3 mila a seconda delle fonti), e dove il governo controlla pienamente le due principali confessioni (il cristianesimo copto ortodosso e l’islam) essendosi pesantemente ingerito nella nomina delle gerarchie religiose.

 

Ora, il Sinodo di Roma è Sinodo della Chiesa cattolica, alla quale in Eritrea aderisce il 4 per cento appena degli abitanti, mentre i cristiani incarcerati e torturati per la loro fede sono nella quasi totalità protestanti evangelici (tranne i luterani storici, anch’essi normalizzati) e pentecostali, e la Chiesa i cui vertici sono stati manipolati dal potere è quella copto ortodossa; però bisogna anche dire che la piccola Chiesa cattolica eritrea ha coraggiosamente preso le distanze dai provvedimenti del governo che sono sfociati nella persecuzione dei protestanti e nell’irregimentazione dei copti ortodossi e dei musulmani, e che per questa e altre ragioni oggi essa stessa è l’oggetto di pressioni e di tentativi di annientamento.

 

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