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AFRICA/ La terra della “semplicità di Dio” riparte dalla gratuità

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Nel viaggio della primavera scorsa il Papa aveva potuto sperimentare di persona l’evidente e coinvolgente dinamismo della Chiesa africana, ma le ricorda di non farsene un vanto. La sua natura è di essere “famiglia di Dio” e il suo compito primario è l’evangelizzazione, che porta alla riconciliazione e alla pace (infatti ecclesiastici di rango fanno rilevare che al di là della superficie e dell’azione autopromozionale di alcune lobbies “interne”, a duecento anni dalla prima evangelizzazione le radici del cristianesimo africano restano piuttosto esili).

 

Immersi negli enormi problemi che dobbiamo affrontare, che richiedono sforzi giganteschi e costosi, dobbiamo in realtà riscontrare la semplicità di Dio “che si dona gratuitamente”. Le cose più grandi della vita infatti sono gratuite, e ciò vale anche per l’Africa, mentre tutti pensano che ogni discorso sul continente che non parli di soldi, investimenti e infrastrutture sia irreale.

 

È invece la gratuità di Dio che ha permesso ai cattolici (in molti casi attraverso una vera fraternità con quelli dei paesi ricchi) di sviluppare opere sociali ed educative che nessun intervento o aiuto istituzionale riesce a eguagliare: venti milioni di studenti nelle scuole, ottantamila nelle università, sedicimila centri sanitari tra cui oltre mille ospedali.

 

Opere ben poco conosciute e riconosciute, se all’epoca del viaggio papale certa informazione e certi governi sono riusciti a far pensare che la diffusione dell’Aids è colpa della Chiesa. Ma si sa che la realtà che abbiamo davanti tutti i giorni è la cosa che meno conosciamo e dalla quale meno vogliamo imparare.



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