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AFRICA/ La terra della “semplicità di Dio” riparte dalla gratuità

Pubblicazione:venerdì 9 ottobre 2009

Sinodo_AfricaR375_071009.jpg (Foto)

È con un certo orgoglio che aprendo i lavori del sinodo africano il segretario generale ha illustrato la realtà della Chiesa cattolica in Africa. I numeri innanzitutto, che dicono di una crescita rilevante e certamente poco nota. In tredici anni (nel 1994 si svolse la prima Assemblea speciale per l’Africa), i sacerdoti sono aumentati di quasi il 50% e sono oggi 35mila, i missionari laici sono raddoppiati (da 1847 a 3590), i catechisti cresciuti di un terzo, arrivando a 400mila, e i seminaristi erano 17.125 mentre oggi sono 24.729 (+44%).

 

La percentuale dei cattolici sulla popolazione, 17,5% e cioè 164 milioni è superiore alla media mondiale, che è 17,2%, mentre nel ’94 raggiungevano il 14,6%. E va notato che all’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II (1978) i cattolici africani erano 55 milioni. È vero che i numeri in se stessi non indicano la “qualità” di un fatto incommensurabile come una fede religiosa. E dunque i numeri della crescita non possono coprire o attenuare le grandi problematiche della Chiesa in Africa come dell’Africa stessa.

 

Il Papa ne ha parlato nei suoi discorsi di apertura: materialismo pratico, fondamentalismo religioso, nuovi colonialismi, tribalismi e divisioni etniche, povertà, malattie, ingiustizia, corruzione. Questioni che riguardano tutti gli uomini africani, indistintamente; e non solo, perché certe responsabilità si estendono chiaramente al cosiddetto “primo mondo” che sta esportando i suoi “tossici rifiuti spirituali”. D’altra parte, sono gli stessi temi che in chiave laica e politica sono stati affrontati all’ultimo Meeting da premier e ministri di quattro paesi decisivi del continente: Kenya, Uganda, Sierra Leone e Tanzania.

 

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