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UE/ Mauro: grazie all'Irlanda la nuova Europa è più vicina ai cittadini

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Non c’è alcun dubbio che la vittoria del Sì al referendum sul Trattato di Lisbona in Irlanda costituisce un fatto estremamente positivo per il rilancio dell’Unione, anche per le importantissime riforme politico-istituzionali che il Trattato prevede, come ad esempio l’elezione diretta del Presidente del Consiglio in carica due anni e mezzo, con l’opportunità di vedere finalmente persone di grande leadership come Tony Blair alla guida della macchina europea.

 

Il referendum irlandese era l'ultimo grande ostacolo all'entrata in vigore del Trattato, sostenuto anche dalla maggioranza del Parlamento europeo. La nuova carta, infatti, rafforzerebbe molto il suo ruolo, riducendo le distanze tra i cittadini e le istituzioni. Tutta l’Europa deve ringraziare i cittadini irlandesi che con responsabilità hanno votato Sì evitando una vera e propria paralisi del progetto europeo.

 

Spero che se ne convincano anche il Primo ministro Ceco Vaclav Klaus e il polacco Lech Kaczynski, anche perché è auspicabile che la procedura di ratifica irlandese per via referendaria possa aiutare la prosecuzione degli sforzi per rendere possibile l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona entro il 1° gennaio 2010. Il Sì irlandese indica chiaramente che quello dell'Europa unita è l'unico progetto politicamente credibile che può portare vantaggi ai Paesi ma anche e soprattutto ai cittadini.

 

La settimana scorsa proprio su ilsussidiario.net John Waters scriveva che «nessuno oggi nella classe politica sa proporre una strategia di sviluppo dell’Irlanda al di fuori dell’UE, o partecipandovi in modo più limitato. Una simile idea è quasi inimmaginabile. Il modello economico scelto dall’Irlanda non può offrire alcuna attrattiva agli investitori esteri, da cui peraltro dipende, se oggi gli irlandesi non si dichiareranno disponibili a rientrare pienamente nell’alveo europeo».

 

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COMMENTI
11/10/2009 - Quale EUROPA? (Bruno Bartolomei)

Il SI all'Europa votato a grande maggioranza dagli Irlandesi è indubbiamente importante per il futuro di una vera politica comunitaria. Peccato che si faccia un pò fatica a dimenticare le sceneggiate di quando in Irlanda si pensava di viaggiare economicamente a gonfie vele ( grazie soprattutto agli abbondanti finanziamenti UE) ed in TV si sia vista tanta folla sbracata ed irridente all'ingresso in Europa chiesto dal precedente referemdum. A volte anche le crisi servono a mettere giudizio e come diceva qualcuno "chi non è strigliato non si educa".

 
09/10/2009 - Ma quale Europa (loris SOleri)

Non è questa l'Europa che si addice all'Europa. Non c'è niente da entusiasmarsi per quanto accaduto in Irlanda. Si è votato finchè non si è detto sì. E' normale, questo? Questa è un'Europa culturalmente ed economicamente succube del mondo anglosassone, burattino nelle mani della bieca massoneria mondialista. Io voglio l'Europa che voleva De Gaulle, pace all'anima sua!