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USA/ La Corte Suprema e il problema dei giudici cattolici

Il 10% dei giudici che compongono la Corte Suprema degli Stati Uniti è di religione cattolica. Ciò è mal visto, spiega suor EDITH BOGUE, docente di sociologia, ma i motivi di tale discriminazione non sono chiari. O forse sì?

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Il giudice Samuel Alito, in un discorso a un’associazione italoamericana, ha affermato di trovare frustranti le discussioni attorno all’attuale maggioranza di giudici cattolici nella Corte Suprema. Secondo la Associated Press, Alito si è lamentato che “persone rispettabili abbiano sollevato in pubblicazioni serie l’argomento della affidabilità di queste persone [i giudici cattolici] nello svolgere il loro compito.”, aggiungendo che la Costituzione ha risolto la questione molto tempo fa con la garanzia della libertà religiosa. L’articolo dell’A.P. collega queste preoccupazioni al fatto che “La Chiesa Cattolica Romana ha sue posizioni su diversi temi di alto profilo legislativo, inclusi aborto, pena di morte e matrimoni omosessuali.”

Qui vi è un tacito presupposto e cioè che l’appartenenza religiosa degli altri giudici non ha rilevanza, oppure che le altre confessioni non esprimono posizioni in nessuno dei predetti temi. La tradizione religiosa dominante in America è il protestantesimo, nelle sue varie denominazioni, e per la maggior parte dei 200 anni di storia degli USA, la Corte ha avuto una maggioranza protestante.

I giudici che abbiamo finora avuto nella Corte Suprema si ripartiscono come segue: sette giudici ebrei, il 6,3 % del totale, inclusi due attualmente in carica, undici (quasi il 10%) cattolici, quasi un terzo, cioè 35, episcopali (appartenenti cioè alla Chiesa anglicana americana) e quasi il 20% presbiteriani. Ci sono stati poi diversi unitariani (10), mentre gli altri risultano distribuiti tra le varie altre confessioni protestanti, più un giudice senza appartenenza dichiarata.

Secondo i vari sondaggi, anche episcopali, presbiteriani, unitariani ed ebrei riformati hanno preso posizione su temi di alto profilo legislativo. La maggior parte si è espressa in favore di un approccio pro-choice per quanto riguarda l’aborto e dichiarazioni ufficiali per l’abolizione o una moratoria della pena di morte sono state rilasciate dalla Chiesa episcopale, da quella presbiteriana, dalla Unitarian Universalist Association e da tre organizzazioni rabbiniche. Molti di questi gruppi religiosi sono finiti nei notiziari per dispute attorno alla ordinazione sacerdotale di gay o lesbiche o alla benedizione di nozze omosessuali.

 

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