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INGHILTERRA/ Londra e il fallimento del multiculturalismo: il caso di Newham

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Tra i nativi, una parte è indigena in senso stretto, cioè bianchi che vivono in Gran Bretagna da parecchie generazioni. Tra questi, molti hanno solo contatti occasionali con non-inglesi e pensano che la multiculturalità di Londra stia nel mangiare un Curry in Brick Lane. Per altri, invece, vuol dire assistere ad un cambio radicale del panorama urbano in cui sono cresciuti e a cui sono abituati, che spesso può portare disagio e paura fino alla xenofobia (il partito di estrema destra BNP, che accetta solo bianchi tra le proprie fila, alle Europee ha ottenuto 2 Euro-parlamentari). Si può però anche rimanere affascinati dal diverso, specie se con una personalità culturale più forte, ed è così che nelle vie di Newham non è insolito vedere bianchi inglesi con lunghe barbe entrare in una moschea, o ragazzini col cappuccio che parlano e si atteggiano come abitanti di un ghetto di New York o Los Angeles.

 

Altri sono nati a Londra, ma figli di immigrati, e per loro e per i loro figli è anche più difficile far coesistere la cultura famigliare con quella locale. Hanno passaporto inglese, ma i loro genitori sono giamaicani, pakistani, senegalesi eccetera e sono divisi tra i costumi del Paese di provenienza dei genitori (o nonni) e di quello in cui sono nati. Le comunità di immigrati aiutano i figli di seconda e terza generazione a mantenere la propria identità, ma allo stesso tempo rendono difficile l’integrazione con il resto della popolazione, sia per motivi religiosi, sia per motivi culturali. Per esempio, gli inglesi adorano passare le ore a bere birra nei pub, passatempo difficile per musulmani che non bevono alcolici.

 

Per coloro ai margini della società, economicamente ma soprattutto socialmente, il desiderio di appartenere a qualcosa è molto forte, e così diventano spesso preda del fondamentalismo, non solo islamico. Infatti, anche il fondamentalismo di estrema destra trova terreno fertile nella white working class (la classe operaia bianca), che si sente bistrattata da un governo debole e preda del politicamente corretto, che impone leggi sulla maggioranza indigena a favore delle minoranze etniche.

 

La decisione di chiudere le scuole per le festività delle religioni non cristiane è stata motivata ufficialmente dal sindaco di Newham con il fatto che insegnanti e alunni non si presentavano comunque a scuola in quelle date, appunto per poter celebrare queste festività, per cui si è data la possibilità alle scuole di chiudere in quei giorni. Per mantenere i 193 giorni di scuola obbligatori per anno, si dovranno sospendere le lezioni in altri giorni tradizionalmente festivi, e sarebbe interessante sapere quali delle esistenti festività verranno sacrificate.

 

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