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Esteri

INGHILTERRA/ Londra e il fallimento del multiculturalismo: il caso di Newham

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Parrebbe questo nient’altro che un tentativo di favorire l’integrazione tra gli studenti e i professori, come lo è insegnare i fondamenti delle varie religioni nelle scuole. Purtroppo mi sembra il modo sbagliato, perché la soluzione non sta nel dare lo stesso peso, tra l’altro in modo superficiale, a tutte le religioni. Quasi il 50% degli abitanti di Newham è cristiano, circa il 25% è musulmano, il 7% indù e meno del 3% sikh. Ma al di là delle cifre, stiamo parlando di una nazione con alle spalle secoli di storia inscritti nella cristianità e dimenticarsene rappresenta, questa sì, una grave ingiustizia. La cosa preoccupante è che ciò viene attuato sistematicamente a livello istituzionale, a partire da Strasburgo, dove ogni riferimento all’eredità cristiana è stato appositamente cancellato dai documenti costitutivi dell’Unione Europea, per continuare con la recente sentenza sul crocefisso nelle scuole italiane, sempre da Strasburgo sia pure da diversa istituzione.

 

Questo si riallaccia a quanto detto in precedenza. In Gran Bretagna, e credo purtroppo anche nel resto d’Europa, noi siamo cristiani all’acqua di rose, solo sulla carta, e non una presenza costante nel quotidiano politico e sociale. Per cui accettiamo più o meno passivamente che la nostra identità culturale sia sterilizzata con una potente iniezione di politicamente corretto e che ogni traccia del nostro cristianesimo sia cancellata dalla realtà pubblica: via i crocefissi, via l’ora di religione, anzi no, ripristiniamo l’ora di religione, ma per i musulmani, e via dicendo.

 

Non perdere la nostra identità deve essere nostra responsabilità, ricordandoci che la croce non va solo appesa ai muri, ma va portata sulle nostre spalle.

 

 

(Peter DeBrando Chiesa)

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