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INGHILTERRA/ Londra e il fallimento del multiculturalismo: il caso di Newham

PETER DE BRANDO CHIESA, che abita da dieci anni nel comune di Newham racconta come la disorganizzazione sociale con la quale il Regno Unito è venuto incontro alla necessità di far coesistere differenti etnie abbia necessariamente causato l’abbandono dell’identità inglese e il rafforzamento dei fondamentalismi

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Su ilsussidiario.net si è parlato della decisione del Comune di Newham di chiudere le scuole per le ricorrenze della religione islamica, sikh e indù. Io vivo a Londra, proprio a Newham. Non sono un esperto di sociologia o di antropologia e quindi non ho la pretesa di dare un giudizio assoluto sul mito della multiculturale Gran Bretagna. Tuttavia, dopo quasi dieci anni a Londra, mi sento in grado di dare un giudizio su quello che vedo quotidianamente e di trarne alcune conclusioni.

In un raggio di circa 500 metri da casa mia, ci sono una chiesa cattolica, una chiesa avventista, una chiesa anglicana, due templi sikh, una chiesa di Cristo, tre moschee. La chiesa cattolica e quella anglicana sono le più grandi, ma mentre quella cattolica è ben frequentata, con varie attività culturali e un'annessa scuola (dall’asilo fino alle medie), quella anglicana sembra frequentata solo da adulti ed anziani, è piuttosto fatiscente e trascurata, e non costituisce un centro vivo per la comunità locale. La chiesa avventista, seppure molto piccola, ha un nucleo di fedeli, quasi tutti di origine caraibica, molto solido. Anche i 2 templi sikh sono molto ben frequentati, con feste, matrimoni e varie cerimonie nel fine settimana a cui partecipano indiani delle varie generazioni. Ed è così anche per le moschee, sempre molto piene.

Sulla carta praticamente ogni “indigeno” inglese è anglicano, ma questo non si riflette in una ferma e reale appartenenza religiosa e questa mancanza di fede rende la Gran Bretagna in generale, e Londra in particolare, un territorio facile da convertire per una religione forte quanto quella musulmana. Prendiamo Newham come esempio. Il 38% di chi ci vive è nato al di fuori della Gran Bretagna (la stragrande maggioranza fuori dell’Unione Europea) e quindi porta con sé una cultura e un modo di vivere completamente diverso da quello nativo. Questa convivenza a stretto contatto di gente di nazionalità diversa con poco in comune, che parla idiomi diversi e spesso ha una conoscenza nulla o scarsa della (comune?) lingua inglese, ha come conseguenza l’ignorarsi reciproco. Il segreto della Londra multiculturale sta proprio nell’ignorarsi. Per chi fa parte di una famiglia o comunità con una forte identità culturale e religiosa non rappresenta un problema, perché a quella identità può fare riferimento quando si confronta, o si scontra, con realtà molto diverse. E, paradossalmente, sono proprio gli immigrati che hanno un forte Io.