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SCENARIO/ 1. Pechino riceve Obama, ma ripassa la lezione di Marx

Pubblicazione:lunedì 16 novembre 2009

obama_hujintao2R375.jpg (Foto)

 

Dopo il Giappone, è la volta della Cina, la tappa più importante del tour asiatico del presidente Usa. A Pechino Obama parlerà con le massime autorità cinesi di economia e strategia, e molto meno di diritti umani. «È un cambio sostanziale rispetto al passato - sostiene Francesco Sisci, corrispondente de La Stampa a Pechino - quando il tema dei diritti umani impantanava le discussioni sostanziali. Metterli in cima alla lista non conviene né alla Cina, che ne ha tutti i vantaggi, né agli Usa, che hanno tutt’altre grane da risolvere». In primis il rapporto tra il RMB e il dollaro.

 

Obama ha concluso la visita in Giappone e oggi è a Pechino. Al di là delle singole questioni affrontate, come il caso della base di Okinawa e l’impegno del Giappone in Afghanistan, come cambiano le relazioni tra i due paesi?

 

Il Giappone attraversa una fase molto complicata. È ancora la seconda economia del mondo, ma è in fase di drastico ridimensionamento: disavanzo pubblico al 200 per cento del Pil, ripresa trainata dagli aiuti di stato e dall’economia cinese, Pil che a fine anno potrebbe subire il sorpasso da parte di quello della Cina. il Giappone, in altre parole, deve adattarsi ad un nuovo secolo in cui sarà seconda potenza regionale, dopo la Cina. Hatoyama sa che gli Usa non possono rinunciare ad un rapporto privilegiato con uno dei loro maggiori creditori, ma è anche consapevole della lenta marginalizzazione del paese.

 

E qual è la risposta strategica del Giappone?

 

Hatoyama propone di creare un’area di libro scambio in Asia. L’idea non è nuova e se ne parla da parecchio tempo, ma la novità sta nel fatto che ora circolano i nomi di chi dovrebbe farvi parte. E qui nascono però subito le divergenze di vedute. Il Giappone vi include la Cina ma anche Corea, India e Australia. Il gioco è chiaro: è un “abbraccio” economico-strategico per contenere l’egemonia della Cina e condizionarla, infatti Australia e India, quanto a popolazione e Pil, compenserebbero Pechino. Alla Cina un mercato comune può anche star bene, ma non vuole, per ragioni opposte ed evidenti, Australia e India.

 

Questo come interferisce nel rapporto bilaterale tra Usa e Cina, il cosiddetto G2?

 

La mossa di Hatoyama è stata astuta e ha preso in contropiede sia la Cina, che brama di abbracciare l’America, sia l’America stessa. Di fronte alle proprie difficoltà il Giappone ha deciso di sparigliare. Ma un mercato comune asiatico limita l’importanza dell’America in Asia perché la marginalizza e perché rappresenta un fattore di rischio inaccettabile, essendo lo yuan e lo yen forti creditori del dollaro. La proposta di Hatoyama in realtà non va bene né alla Cina né all’America e si pone in contrasto con il forte rapporto bilaterale tra Pechino e Washington.

 

Sappiamo tutti che al centro della visita di Obama in Cina c’è la questione economica. E i diritti umani? 

 

Si parlerà di tutto, ma la novità, rispetto al passato, è che temi controversi come quello dei diritti umani, o del Tibet, non devono prevalere sui temi reali dell’agenda. Che sono sostanzialmente due: economia e strategia. È un cambio sostanziale rispetto al passato, quando il tema dei diritti umani impantanava e portava ruggine nelle discussioni sostanziali. Metterli in cima alla lista non conviene né alla Cina, che ne ha tutti i vantaggi, né agli Usa, che hanno tutt’altre grane da risolvere.

 

La Fed non può permettersi un dollaro sempre più debole, mentre Geithner sa bene che un dollaro forte metterebbe in grave difficoltà l’economia Usa. Una rivalutazione del RMB aiuterebbe l’economia americana, ma penalizza fortemente Pechino. Come si risolve la partita?

 

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