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IRLANDA/ Waters: la mano di Henry è una seconda disgrazia, altro che sfortuna

L’uscita dell’Irlanda dai mondiali di calcio non viene vista come una semplice sfortuna, ma come una seconda disgrazia dopo quella economica. A livello inconscio, la sconfitta per un gol rubato ha esacerbato i sentimenti provocati dalla precedente crisi economica

Irlanda_BandieraR375_24feb09.jpg (Foto)

Il desiderio di giustizia è insito in noi. Ciascuno di noi si aspetta di essere trattato correttamente, vale a dire “come tutti gli altri”, o “secondo le regole”, o comunque secondo il criterio in base al quale questa voglia irrefrenabile di giustizia può essere misurata.

 

Quando avviene una violazione di questa regola, raramente ci si ferma all’irritazione o alla indignazione, ma spesso viene messo in gioco qualcosa di più profondo, qualcosa che tocca la stessa psiche della vittima dell’ingiustizia e che può anche avere delle conseguenze permanenti.

Non che ci si aspetti una vita equa e imparziale: il tempo è brutto, diventiamo vecchi, ogni tanto ci colpisce una malattia. Queste cose, sia pure controvoglia, arriviamo ad accettarle, ma talvolta troviamo difficile accettare ciò che succede, forse perché pensiamo che se la fortuna fosse girata diversamente, anche il risultato sarebbe stato diverso.

Mercoledì sera, per due entusiasmanti ore è sembrato possibile che l’Irlanda si qualificasse per la Coppa del mondo in Sud Africa. Questo è il contesto in cui si situa la violenta reazione successiva, che va al di là del calcio, forse perché, nell’immaginario collettivo irlandese, gli anni di Charlton sono tuttora associati con l’inizio del periodo della Tigre Celtica.

Nel pieno della recessione, la prospettiva di potersi ancora qualificare portava con sé un significato più alto, capace di far uscire la nazione dal fatalismo che ha contrassegnato gli ultimi diciotto mesi. Questa speranza è svanita a seguito di un atto generalmente giudicato scorretto, determinando un potenziale strappo nella psiche irlandese che potrebbe causare un danno permanente.

Un tale atteggiamento può trovare giustificazione nel fatto che, circa diciannove mesi fa, gli dei cambiarono idea su noi irlandesi. Fino ad allora eravamo immersi in una Jacuzzi di buona fortuna, di crescente prosperità, ottimismo e saltuari successi sportivi. Poi, praticamente nello spazio di un mattino, tutto è cambiato, l’economia ha staccato la spina e i successi sportivi sono spariti. La rabbia ha cominciato a montare nel cuore di un popolo fino ad allora tranquillo.

Chi non ha vissuto il periodo delle Tigre Celtica non può capire il clima di questo ultimo anno e mezzo, e se non avete condiviso la speranza di quelle due ore di mercoledì, vi sarà difficile capire il finimondo che si è scatenato dopo: messi insieme, i due fatti hanno spinto a pensare di avere il Fato contro di noi qualunque cosa facessimo. In questa luce, l’uscita dell’Irlanda dai mondiali non viene vista come una semplice sfortuna, ma come una seconda disgrazia dopo quella economica, di cui ancora non ci siamo fatti una ragione.

È possibile, perciò, che la sconfitta di Parigi ci spinga verso una più chiara comprensione del perché ci sentiamo, e non solo nello sport, così a terra. In effetti, a livello inconscio, la sconfitta per un gol rubato ha esacerbato i sentimenti provocati dalla precedente crisi economica, di cui il gol di mano rappresenta, emotivamente, una versione semplificata. Tutti hanno visto il fallo di mano e anche la stampa e il pubblico francesi ritengono rubata la vittoria, quindi la soluzione è semplice, anzi ovvia. E allora, a livello più profondo, si ripropone la stessa logica: perché non rifare anche la Tigre Celtica alla luce di ciò che ora sappiamo?


COMMENTI
24/11/2009 - ebbene...sì! (Alberto Speroni)

fatta la Legge...trovato l'inganno! si applica quel che si vuole ,quando si vuole e come si vuole!l'INTERPRETAZIONE E'la LEGGE che guida il LIBERO ARBITRIO! non si spiegherebbero altrimenti i processi infiniti con sentenze capovolte che gridano vendetta o giustificazioni ridicole al punto di dubitare della sanità mentale di chi le fa!la Legge è applicata in base al giudizio soggettivo di chi si trova davanti un povero diavolo o il potente di turno:cavillo per cavillo ,stessa legge ,stesso reato ,stesse circostanze:"tu"in galera,l'"altro" impunemente libero!...tornando al calcio e alla correttezza di chi lo pratica ,non vedo nè premi ,nè borse di studio,nè monumenti a quanti ,ribellandosi ad una palese ingiustizia certificata dal regolamento-Legge..hanno tirato VOLUTAMENTE fuori il calcio di rigore ingiusto!ONORE ai CUORI RIBELLI!!!