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SOCIETA’/ Lascia l’Observer per tornare a fare la mamma, il “caso” Gaby Hinsliff

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A dirlo non sono più solo le voci provenienti dal versante confessionale, o da quello politicamente conservatore: e non soltanto in Gran Bretagna. Basti pensare al “Manifesto del lavoro” che la Libreria delle Donne di Milano, storico centro del femminismo nazionale, ha proposto al pubblico dibattito un paio di settimane fa. Sottotitolo del documento è “perché il discorso della parità fa acqua da tutte le parti e il femminismo non ci basta più”: le autrici chiedono di ripensare l’intera organizzazione del lavoro, che ormai non sta stretta solo alle donne, ma alle esigenze vitali di tutti, donne e uomini. La stessa richiesta emerge dalle parole della Hinsliff, quando afferma: «come molte altre donne, vorrei ancora lavorare: soltanto, non voglio lavorare in questo modo. Il problema è quanto fondatamente i genitori come me possono davvero aspettarsi che l’ordinaria vita aziendale si inchini alle nostre esigenze». Non è più solo il problema dei cattolici, dei reazionari, dei maschilisti: è il problema di Gaby Hinsliff, è un problema di tutti.

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