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BERLINO/ Waters: la felicità non è dall'altra parte del muro

Muro_Berlino_MartellataR375.jpg (Foto)

Il “messaggio”, se possiamo dire così, è che continuiamo a fraintendere cosa è la libertà. Possiamo abbattere i muri per rispondere alle richieste insistenti dei nostri desideri più profondi, ma la risposta che cerchiamo non è per forza nell’idea di libertà dell’altra parte, o nel far proprie le bardature del sistema avversario. Il desiderio dell’uomo è senza confini e instancabile e la libertà non è qualcosa che può derivare ultimamente da un sistema politico o economico, perché la fame dell’uomo rimane inappagata da condizioni o risorse fisiche.

 

Queste sono ovviamente importanti per la felicità, ma a un certo punto deve subentrare dell’altro: comprendere che le cose che si propongono come obiettivo del desiderio umano sono solo dei gradini verso qualcosa d’altro, che continua tormentosamente a essere sempre più oltre, il che significa che l’uomo è al fondo insaziabile e non può in alcun modo diventare felice, fino a che non comincia a riconoscere questo paradosso.

 

E vi è anche un altro paradosso: il sistema capitalistico, forse quanto quello socialista, sopravvive nascondendo o soffocando la vera natura del cuore umano. Un uomo libero è uno che arriva a sapere che ciò che desidera non può essere comprato, così come non può essere trovato dall’altra parte di un muro. Le voci che sentiva provenire dall’altra parte circa la sua umanità non erano veramente la voce della libertà, ma solamente l’eco del battito del suo cuore.

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