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Esteri

IL CASO/ Dopo il crocifisso, la Corte Europea ci prova con l’aborto

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Ora, a prescindere dal merito dei singoli casi pendenti avanti la Corte di Strasburgo, la questione più generale che si pone è quella di capire se sia ammissibile che la cultura, la tradizione, i valori e persino le norme approvate in parlamento attraverso un processo democratico, possano essere messe in discussione da un organismo internazionale artificialmente creato e del tutto avulso dal contesto che è chiamato a giudicare.

 

Il paradosso si ingigantisce se si considera che quella cultura, quelle tradizioni, quei valori e quelle leggi appartengono ad uno stato membro dell’Unione Europea e possono essere smantellate da un organismo che con l’Unione non ha nulla a che vedere.

 

Sì, perché la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nonostante l’altisonante aggettivo, non è un’istituzione dell’Unione Europea e non va confusa, come spesso accade, con la Corte di Giustizia Europea, che invece è, a tutti gli effetti, un’importante componente dell’architettura istituzionale comunitaria.

 

Gli strenui difensori dei principi liberali e democratici si dovrebbero porre il problema se sia giusto consegnare la sovranità popolare di un Paese membro dell’Unione Europea a diciassette uomini dalle più disparate estrazioni, visto che fanno attualmente parte della Corte anche giudici provenienti dalla Turchia, dalla Macedonia, dall’Albania, dal Montenegro, dalla Moldavia, dalla Georgia e persino dall’Azerbaigian.

 

Oggi quell’organismo internazionale – impropriamente chiamato Corte Europea – è in grado di giudicare cultura, tradizioni, valori e leggi di Paesi che non rappresentano proprio la Korea di Kim Yong Il, la Libia di Gheddafi, l’Iran di Ahmadinejad, o la Birmania della giunta militare golpista guidata dal generale Than Shweh. Si tratta dell’Irlanda e dell’Italia, due civili e democratici Paesi europei accumunati, guarda caso, dal “difetto” di essere entrambi due Paesi cattolici.

 

Quando scoppiò il caso dei crocifissi, scoprimmo che il giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in rappresentanza dell’Italia è Vladimiro Zagrebelsky, talmente imparziale da aver meritato il premio di “Laico dell’anno 2008”, conferitogli dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, aderente alla EHF – FHE European Humanist Federation.
C’è forse qualcuno disposto a scommettere su come Zagrebelsky si pronuncerà in merito alla questione irlandese?

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COMMENTI
14/12/2009 - Ignorare la Corte di Strasburgo (GIOVANNI PIERONI)

Sono d' accordo con il Prof. Antonaci. In effetti le conseguenze pratiche, aldilà di quelle culturali, possono essere vicine allo zero, come mi sembra emerga anche dalla reazione ferma e decisa del Governo nella vicenda della sentenza sul crocifisso. In poche parole le disposizioni internazionali si rispettano se non vanno contro la volontà dei popoli, altrimenti sono da considerare carta straccia. Vediamo piuttosto chi sono questi giudici...

 
14/12/2009 - Aborto obbligatorio (Giorgio Antonaci)

Sono un vecchio giurista romano 68enne, figlio spirituale e chierichetto di padre Pio da Pietrelcina, oggi santo: solo per dire che non sono imparziale, sia per il crocifisso italiano, sia per l'aborto irlandese. Ma, indipendentemente dalle norme sovranazionali che disciplineranno certamente l'adesione e il funzionamento di questa corte, la mancata osservanza dei suoi diktat cosa comporta? In altre parole, io mi limiterei ad ignorare le sue interferenze che, nel diritto internazionale, assumono elevatissimi gradi di rischio, naturalmente in relazione agli argomenti interessati. Giorgio Antonaci.