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GRAN BRETAGNA/ La storia di Jennie, discriminata perché cristiana

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Quando il caso è divenuto di dominio pubblico una delle poche solidarietà che la signora Cain si è vista esprimere è stata quella dell’Arcivescovo di York attraverso un articolo pubblicato su un quotidiano nazionale.

 

Il presule si è scagliato, senza mezzi termini, contro queste forme illiberali di intolleranza che stanno prendendo sempre più piede in tutti i livelli della pubblica amministrazione britannica: «Chiedere a qualcuno di lasciare la propria fede fuori dalla porta del luogo di lavoro è come chiedere di rimuovere il colore della propria pelle prima di entrare in ufficio. La fede in Dio non è un orpello né un optional extra».

 

L’Arcivescovo ha precisato, inoltre, che per i cristiani «la fede è parte del proprio Dna, rappresenta l’elemento costitutivo del proprio essere e definisce il senso della loro presenza nel posto di lavoro. La fede abbraccia la realtà e l’esistenza intera di un cristiano e non può ridursi ad un atto di culto da rendere una volta a settimana la domenica».

 

Pronunciandosi sempre sul caso Cain, l’Arcivescovo di York ha precisato che in quella vicenda «le autorità hanno dimostrato di non avere la più pallida idea di cosa significhi per un credente la sequela di Cristo», e che «tale ignoranza sta al cuore del problema, di cui l’episodio della dipendente scolastica è un semplice sintomo».

 

Poi ha denunciato la crescente discriminazione cui sono vittime i cristiani in Gran Bretagna: «Coloro che dimostrano intolleranza e ignoranza, e vorrebbero relegare il cristianesimo a una delle tante possibili scelte di vita a disposizione, sostengono di agire in conformità alle politiche basate sul doppio concetto di “diversità e uguaglianza”. Tuttavia nella mente di chi che sostiene tali politiche il termine “diversità” sembra voler significare qualunque colore o credo eccetto il cristianesimo, che resta pur sempre la religione della maggioranza della popolazione, mentre la parola “eguaglianza” sembra valere per chiunque, bianco o nero, tranne che per un cristiano credente in Dio».

 

L’unico elemento positivo dell’avvilente vicenda che ha coinvolto Jennie Cain è quello di essere riusciti ad ascoltare le parole intelligenti e di buon senso dell’Arcivescovo di York. Ora aspettiamo che, a marzo, l’Employment Tribunal di Tauton faccia giustizia.



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