BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

USA/ Finita la retorica del cambiamento, per Obama la strada si fa in salita

Analizzando il voto favorevole della Camera al piano economico del nuovo Presidente, ci si accorge, come spiega MATTIA FERRARESI, di battaglie oblique che sfoceranno con la rielezione del Congresso del prossimo anno

Casa_BiancaR375_14gn09.jpg (Foto)

Metà dello stimolo è fatto. Il piano da 819 miliardi di dollari proposto dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per rilanciare l’economia è stato approvato dalla Camera e ora è arrivato al Senato, dove passerà facilmente con i voti della solida maggioranza democratica. Lo stimolo è passato con 244 voti favorevoli e 188 contrari, ma passando ai raggi x il successo formale dei democratici si scoprono tracce di un’irrequietezza diffusa a Capitol Hill.

 

I repubblicani hanno risposto compatti all’appello del leader della Camera, John Boehner, che nei giorni scorsi ha chiesto di votare contro una misura che ridicolizza i principi economici conservatori e i deputati del Gop si sono riscoperti coesi come da parecchio tempo non capitava al Congresso.

 

Obama sapeva di correre un grosso rischio in termini di immagine e credeva che un cocktail di lavoro con i congressmen di spicco del conservatorismo bastasse a tradurre in termini di voti quell’aspirazione bipartisan che ha finora sostanziato la retorica del “change”. I conservatori hanno fatto capire che non sono disposti a fare sconti e continuano a dissentire duramente sul pompaggio di denaro come risoluzione della crisi.

 

A opporsi, rovinando la festa politica di Obama, ci sono stati anche undici tiratori franchi democratici. Gli animatori della rivolta fanno riferimento alla corrente democratica dei Blue Dogs, i deputati liberal in campo etico ma conservatori per quanto riguarda la politica fiscale. Concordano con i Repubblicani nel dire che l’immissione di denaro è un progetto a breve termine che non creerà tutti quei posti di lavoro promessi da Obama. Lo stimolo dell’economia, dicono, si ottiene con il taglio delle tasse e con uno stato meno ingombrante.

 

Oltre al contenuto, al dettaglio della ricetta, i democratici hanno un chiaro problema di correnti interne e di personaggi che tra loro mal si sopportano. Per fare qualche esempio, tra i dissidenti c’era il deputato del Tennessee Jim Cooper, l’uomo che nel 1992 contribuì a scrivere la riforma del sistema sanitario e per questo diventò un nemico giurato dei Clinton, specialmente di Hillary, che per la sanità coltiva una specie di ossessione.

 

Allen Boyd della Florida è un altro esempio classico di dissenso interno al partito. Boyd ha sostenuto la guerra in Iraq e sostiene una politica estera non esattamente improntata sui negoziati.

 

Le reazioni altisonanti al voto sono perfettamente adeguate al rischio che i Dem corrono di vedersi sfilacciati al Congresso, vanificando di fatto la pietra angolare dei propositi obamiani in fatto di gestione interna. La Casa Bianca ha fatto sapere di essere “delusa” dal voto partisan, mente i deputati democratici hanno detto che il Gop pagherà un altissimo prezzo politico per un così grande affronto alla nazione.

 

I conservatori hanno serrato ranghi con grande spirito di gruppo e si sono limitati a ribadire che la ricetta di stimolo elaborata dal Gop avrebbe creato molti più posti di lavoro. Inoltre i repubblicani non mandano giù la clausola protezionista “Buy American” inclusa nello stimolo, che impone di acquistare materie prime interne per realizzare le infrastrutture previste dal piano. La stessa clausola è costata a Obama una tirata d’orecchie dalla Ue, via Davos.

 

Dall’altra parte si muove anche lo speaker della Camera, Nancy Pelosi, che ha provato fino all’ultimo a inserire nello stimolo una bella somma destinata alle ong abortiste a cui è molto legata. L’operazione è riuscita soltanto a metà, con Obama che - non certo per dissenso, quanto per un elementare senso della gerarchia - ha depennato di persona alcune voci di spesa, lasciando tuttavia intatti i 335 milioni di dollari che verranno destinati alla prevenzione delle malattie sessuali.

 

Il sistema di battaglie oblique e non convenzionali che si sta scatenando al Congresso dice molto dell’abbassamento di tono a cui Obama dovrà prima o poi abituarsi e ricorda a tutti, democratici e repubblicani, che il prossimo, delicatissimo crocevia politico è la rielezione del Congresso nel 2010. Praticamente dietro l’angolo.

 

(Mattia Ferraresi)

© Riproduzione Riservata.