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SPAGNA/ Un esempio per costruire una laicità autentica

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Il modo migliore di sostenere la laicità è esercitarla. È quello che è successo giovedì nel primo incontro del nuovo forum “Cristianesimo e Società”, organizzato dalla Fondazione Paolo VI sotto l’impulso lucido e valido del suo Presidente, Mons. Fernando Sebastián. Il dialogo che ha tenuto monsignor Sebastián con il professore socialista García Santesmases - davanti a una platea qualificata in cui erano presenti politici socialisti e popolari, personalità del mondo universitario e della cultura cattolica - ha mostrato che l’esperienza cristiana è un fattore vitale per la costruzione del bene comune nella società spagnola.

 

Esporre le proprie ragioni davanti a un interlocutore che appartiene a un’altra tradizione culturale costringe a non dare le cose per scontate, spinge ad andare a fondo della propria esperienza e a confrontarla con le obiezioni e le domande che l’altro fa. Questo permette di evitare i malintesi e di trovare spazi comuni, e rende anche più coscienti della reale dimensione dei problemi.

 

Di fronte a un mondo sempre più plurale e per molti aspetti ostile, noi cattolici non possiamo cedere alla tentazione dell’autarchia. La nostra parola ha come destinatario il mondo così com’è, e occorre proprio fare lo sforzo di pronunciarla tenendo presenti le coordinate culturali del momento.

 

Non si tratta di creare un’arcadia felice. L’incontro tra Sebastián e García Santesmases dimostra che siamo lontani dal capire il significato della laicità positiva che propone Benedetto XVI. La sinistra spagnola è legata in modo predominante al modello laicista francese, che parte da una radicale sfiducia verso la religione e prescrive la sua eliminazione dall’ambito pubblico. Inoltre, come lo stesso Santesmases ha riconosciuto, questa sinistra si è indirizzata verso una trasformazione culturale della società con la battaglia dell’estensione dei diritti, che ha aumentato il confronto sociale.

 

Nel suo intervento, cordiale e ben documentato, si annidavano ancora i preconcetti sulla presunta pretesa della Chiesa di imporre la sua morale attraverso le leggi in una società democratica, un assunto che meriterebbe un capitolo a parte. Appena si è aperto lo spazio per un dialogo autenticamente laico sul trattamento legislativo della vita nascente o sulla libertà nella scuola, il professore socialista non ha voluto nemmeno avvicinarsi alle ultime proposte di Habermas, che chiedono un protagonismo delle tradizioni religiosi nella configurazione della base etica dello Stato democratico.

 

Da parte sua Fernando Sebastián ha rivendicato la piena cittadinanza dei cattolici nella società pluralistica e democratica, al cui benessere e prosperità hanno contribuito e contribuiscono in modo significativo in Spagna. Nel suo intervento ha mostrato come la fede cristiana sia amica della ragione e della libertà e come generi un soggetto legato alla giustizia e al bene comune. Ha denunciato come la laicità che il Governo vuol portare avanti si stia trasformando in una confessionalità antireligiosa, facendo sì che la democrazia diventi una tirannia culturale. Specialmente è stata dura la sua critica alla pretesa dello Stato di trasformare il tessuto etico della società.

 

Di fronte a ciò, e riconoscendo il crescente pluralismo religioso e culturale, ha proposto il riconoscimento di un ordine morale condiviso e precedente all’azione politica, le cui norme poggiano sul nostro patrimonio storico, sebbene siano state riviste e attualizzate in un dibattito sereno e permanente tra tutti i soggetti della vita nazionale.

 

Il Forum “Cristianesimo e Società” nasce dall’inquietudine di attivare questo dialogo permanente e sereno in cui la Chiesa, per sua vocazione, compito e storia, deve essere un protagonista essenziale, come la stessa vicepresidente Fernández de la Vega è arrivata a riconoscere durante la recente visita a Madrid del cardinal Bertone.

 

Per i cattolici spagnoli, forse troppo condizionati da una lunga storia di egemonia culturale, sarà inoltre una magnifica occasione per dare ragione della propria speranza di fronte a interlocutori più o meno lontani, ma in ogni caso compagni nell’avventura della vita e della costruzione della città comune. Il movimento si dimostra camminando.



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