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TURCHIA/ Mons. Padovese: l'omicidio di don Santoro è una ferita ancora aperta

Pubblicazione:venerdì 6 febbraio 2009

Padovese_R375.jpg (Foto)

Sono trascorsi tre anni dalla morte di don Andrea Santoro. Veniva ucciso il 5 febbraio 2006 da un colpo di pistola nella piccola chiesa di Trebisonda sul Mar Nero.

 

Una ferita – l’ennesima – inferta ad una comunità cristiana piccolissima, presente in queste terre fin dalle origini. Ne parliamo con mons. Luigi Padovese, vescovo titolare di Monteverde, vicario apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale turca, in visita ad limina a Roma. «La mia diocesi comprende quasi i due terzi dell’intera Turchia: circa 480.000 km quadrati. Un’estensione vastissima in cui vivono tra i 2500 e i 3000 cattolici.

 

Un numero approssimativo, in realtà non riusciamo a calcolare meglio il numero dei cristiani perché mancano le parrocchie che terrebbero registrati i fedeli». I cristiani che abitano il Paese sono 90, 100 mila con un infinità di riti, lingue, e tradizioni. Latini, Armeni cattolici e gregoriani, Ortodossi, Caldei e Siro-cattolici, Maroniti, Melchiti o protestanti, insomma, «un panorama ecumenico variegato. Forse il più variegato sulla faccia della terra. Le componenti hanno radici storiche profonde: la comunità armena è nata in Turchia come la siriana e quella caldea… ed evidentemente anche la Chiesa ortodossa… Costantinopoli, no?».

 

Mons. Padovese, milanese, dei cappuccini minori, è diventato vicario apostolico nel 2004. «Nel 1927 i cristiani erano il 20%, circa due milioni su una popolazione di 17-18 milioni. Il fatto che oggi ci troviamo ad essere un numero cosi risicato su una popolazione di 70-71 milioni è sintomo di una situazione segnata da innegabili discriminazioni. La Costituzione sancisce l’uguaglianza dei cittadini turchi. Non è la legge in quanto tale che causa questi fenomeni, ma la sua non applicazione…». Volontaria? «Evidentemente si! Negli ultimi 40, 50 anni c’è stata un po’ l’idea – voglio precisare non di tutti – che un turco non può essere che mussulmano e mussulmano sunnita, perché persino gli aleviti al momento presente hanno difficoltà. Va precisato che ci sono situazioni difficili in posti particolari della Turchia spiegabili con determinati eventi storici. Sul Mar Nero, ad esempio, la presenza dei Greci era molto forte, ma quando avvenne il tragico cambio delle popolazioni, in questa parte dell’Anatolia le chiese greche sono tutte scomparse. Tutte! Non ne è rimasta aperta una. Restano solo le due latine: quella dove è vissuto ed è stato assassinato don Andrea Santoro e l’altra a Samsun».

 

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