BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

TURCHIA/ Mons. Padovese: l'omicidio di don Santoro è una ferita ancora aperta

Padovese_R375.jpg (Foto)

 

Il discorso varia a seconda della regioni, «nelle grandi città come Istanbul, Smirne, Mersin, Antiochia… – ad eccezione di alcuni atti di violenza e intimidazione che si sono verificati negli anni passati – i rapporti con il mondo musulmano sono buoni. La situazione della Turchia non è legata tanto alla presenza dell’Islam, cui appartiene più del 99% della popolazione, e alla sua predicazione, quanto piuttosto a una sorta di nazionalismo che vede il cristianesimo come un fenomeno estraneo alla cultura turca». Per questo motivo «molti cristiani – non tutti – hanno scelto l’anonimato, di non comparire o mettere sui documenti che sono musulmani. Fortunatamente oggi molti giovani stanno prendendo consapevolezza della propria identità cristiana. Ma il cammino è lungo perché in questa situazione – con un numero ridotto di sacerdoti e precarietà di mezzi economici…–, spesso non abbiamo possibilità di fare arrivare messaggi. Molti mantengono la fede dei padri come si conserva in casa un quadro prezioso del quale non conoscono pienamente il valore. Il nostro impegno è proprio quello di dire “guardate che questo è un quadro d’autore”. C’è molta ignoranza e quelli che sono rimasti cristiani a volte hanno lottato con grande difficoltà, rimanendo fedeli ad un’identità che, però, va scoperta, approfondita…».

 

La Turchia è un paese laico, ma per diversi anni è stato obbligatorio segnalare nei documenti d’identità la religione d’appartenenza. «Nel trattato di Losanna le potenze europee e la nuova Turchia hanno stabilito diritti e doveri… quando si è parlato di minoranze, sono state accettate solo quelle che rispettavano criteri etnico-religiosi: Armeni, Ortodossi, Ebrei, non i Latini… Praticare la propria religione è possibile, vi è certamente libertà di culto. Ma vi sono concetti diversi di libertà religiosa. Per noi significa mantenere viva la comunità o le comunità cristiane, garantire la formazione di sacerdoti e di un clero turco, non esterno. Significa riconoscimento in qualche forma della Chiesa, della Conferenza episcopale, dei vescovi, delle parrocchie... Oggi la minoranza cattolica non esiste come minoranza». Eppure la Turchia è il Paese della Tradizione, di tanti padri siriaci e antiocheni, di Paolo… «il fatto che le altre Chiese abbiano accolto l’invito del Papa a festeggiate questo anno liturgico è indicativo. Credo che celebrare insieme i grandi padri della Chiesa sia un modo di riguardare alle comuni origini e questo ci avvicina. Alla Chiesa universale chiediamo per il nostro bene di tenere gli occhi puntati sulla nostra realtà»

 

(Luca Pezzi)

© Riproduzione Riservata.