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IRLANDA/ Così si può riaccendere la miccia della guerra

Se le due comunità vengono di nuovo spinte a un atteggiamento di reciproca ostilità da una serie di uccisioni per rappresaglia, il passato può tornare rapidamente a essere realtà

Irlanda_IraR375_10mar09.jpg (Foto)

Nell’esprimere un giudizio sulla ripresa degli attentati terroristici in Irlanda del Nord, uno dei problemi deriva dalla sproporzione tra i gesti terroristici e il pensiero che vi sta dietro. Le dichiarazioni che accompagnano normalmente queste azioni ne spiegano logica e scopi, ma con un carattere ritualistico che dice ben poco sulla loro vera natura.

 

L’uccisione di due militari inglesi in Irlanda del Nord per mano di una organizzazione che si autodefinisce “ The Real IRA” (la vera IRA), così come pochi giorni dopo l’assassinio di un poliziotto da parte della Continuity IRA, sono stati accompagnati da rivendicazioni ritualistiche di questo tipo, che hanno messo gli attentati in relazione alla presenza delle “forze di occupazione” inglesi e alla “collaborazione” con il governo britannico.

 

Come i loro nomi suggeriscono, si tratta di organizzazioni repubblicane dissidenti nate negli ultimi tempi del conflitto, più di dieci anni fa, presumibilmente in risposta a quanto nella soluzione del conflitto veniva percepito come svendita dei principi repubblicani. Anche se in entrambe le organizzazioni vi sono probabilmente elementi della ideologia irredentista, la sensazione è che esse siano diventate rifugio per chi, nel precedente movimento repubblicano, non riesce ad adattarsi alla pace, per delinquenti comuni, per terroristi “di professione” e, magari, per un pugno di fanatici estremisti politici spinti da una concezione letterale e fanatica dell’ideologia nazionalista irlandese.

 

La risposta immediata dei cittadini, al nord e al sud, è stata “ non di nuovo”, un profondo sospiro di disperazione di fronte all’eventualità che l’intera storia potesse ripartire ancora, dopo circa undici anni nei quali si era pensato che fosse finita per sempre. Tuttavia, nessuno ha creduto seriamente che i tre omicidi potessero rappresentare una vera riapertura del conflitto. Entrambe le comunità hanno accettato a stragrande maggioranza la nuova situazione nell’Irlanda del Nord e vogliono che la pace continui anche in futuro.

 

Tuttavia, il pericolo reale è che, se le due comunità vengono di nuovo spinte a un atteggiamento di reciproca ostilità da una serie di uccisioni per rappresaglia, il passato possa tornare rapidamente. Questi assassinii, dall’altra parte, potrebbero rivelarsi essere solo degli eventi aberranti cui viene attribuita un’importanza sproporzionata per la rapida successione in cui sono avvenuti. Le forze di sicurezza stanno seguendo delle chiare linee di indagine su entrambi e stanno interrogando diverse persone. Se le indagini avranno successo, l’attuale ondata di violenza potrebbe finire in nulla.

 

Nel frattempo, il capo della polizia dell’Irlanda del Nord, Sir Hugh Orde, sta mettendo in guardia sul pericolo di una reazione da parte dei lealisti. Qualche giorno prima degli attentati, Sir Hugh aveva detto che la minaccia delle organizzazioni repubblicane dissidenti era al punto più acuto dal Good Friday Agreement, undici anni orsono. Dopo gli attentati, ha poi affermato che ora vi è il rischio reale che i “duri” delle organizzazioni lealiste possano cercare di “pareggiare i conti” con attacchi vendicativi.

 

Il capo della polizia ha avuto colloqui ufficiosi con almeno una delle organizzazioni paramilitari di un tempo, nella speranza di stornare azioni di rappresaglia. «Il messaggio è forte e chiaro« ha detto, «non fatelo. Lascateci andare avanti con le indagini, che stanno seguendo piste consistenti. Sono del tutto confidente sul successo dell’inchiesta». Sugli attentati repubblicani ha detto: «L’idea che si tratti di una campagna concertata e coordinata attualmente non regge a nessun livello» e ha accantonato l’ipotesi di legami tra i due recenti eventi, affermando che teorie simili danno «a questi gruppi disomogenei e disorganizzati, anche se pericolosi, una credibilità che semplicemente non meritano».

 

Per il momento, questa sembra un’analisi solida. Sebbene a distanza i recenti attentati possano apparire come una riaccensione delle difficoltà politiche che hanno afflitto l’Irlanda del Nord per tre decenni, la verità è al contempo più complessa e più banale. Questi crimini sono stati accompagnati dalle stesse giustificazioni portate per quasi trent’anni dalla Provisional IRA, ma non vi è nessuna prova che vi sia ora un contesto politico teso a intraprendere azioni per rimuovere la presenza britannica dall’Irlanda.

 

Il mantra nazionalistico che accompagna queste atrocità è solo un coacervo di parole usate come autogiustificazione da forze che hanno, in realtà, poca o nessuna motivazione genuinamente politica. Quasi sempre, le persone coinvolte in queste organizzazioni dissidenti sono criminali comuni, che usano la retorica nazionalistica come copertura di attività di contrabbando o spaccio di droga.

 

L’idea che esista una reale organizzazione di attività paramilitari motivate da un vero patriottismo, per quanto sviato, è generalmente considerata ridicola, e non vi è nessun reale timore, per il momento, che i recenti attentati possano rappresentare una vera ripresa del conflitto politico. Tra gli altri fattori, vi è anche il quasi nullo appoggio politico a queste azioni, come dimostrano le diffuse manifestazioni di lavoratori nell’Irlanda del Nord per protestare contro gli attentati.

 

Il pericolo latente, come ha indicato Sir Hugh Orde, è che il conflitto possa essere riaperto da una serie di azioni di rappresaglia, che riaprirebbe le ferite e ricaccerebbe nelle chiusure del passato molti di quelli che, nell’ultimo decennio, hanno accettato la riconciliazione. Anche se non si può essere sicuri che le cose rimangano così, l’improvviso insorgere di omicidi è un tragico, ma relativamente non significativo, fenomeno criminale. Il futuro della pace in Irlanda non è, per adesso, una questione di politica ma di mantenimento dell’ordine pubblico.

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COMMENTI
20/03/2009 - un'altra campana (celsi franco)

Un'analisi approfondita, ma a senso unico: che ancora una volta non tiene presente le vere responsabilità di un conflitto. Soprattutto di chi questo conflitto avrebbe dovuto evitarlo - con una forza di interposizione - e invece lo ha alimentato compiendo atti inumani. Per ascoltare un'altra campana: http://www.ilreporter.com/storie/2009/03/12/qui-belfast-per-non-cancellare-la-memoria