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SPAGNA/ Il Governo di Zapatero cambia il pelo ma non il vizio

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A un anno dall’inizio della seconda legislatura, Zapatero ridisegna profondamente il suo Governo. Non si tratta di un esecutivo capace di fronteggiare una crisi economica; è un Governo per far fronte alla debolezza politica degli ultimi mesi.

 

La conferma di Elena Salgado come vicepresidente per l’economia vuol dire nominare una persona che ha molto poca competenza per far fronte alla crisi, ma con una profonda convinzione statalista e interventista. José Blanco alle infrastrutture probabilmente è un’altra giocata per un Governo più zapaterista, ma a venir meno sono le questioni tecniche.

 

La nuova vicepresidenza per il territorio a Manuel Chaves, finora governatore dell’Andalusia, si può vedere come un “calcio verso l’alto” per togliergli il potere dopo che si è messo per traverso sulla fusione tra Unicaja e Caja Castilla La Mancha.

 

Zapatero si corregge e torna a dare al dicastero della Sanità le competenze sui temi sociali. In realtà, come ha dimostrato Soria, quello della Sanità è un ministero solamente ideologico. Il nuovo ministro, la socialista storica Trinidad Jiménez, sicuramente arriva per rinforzare la riforma sull’aborto.

 

Il nuovo ministro dell’Educazione recupera le università. Garmenia è stato incapace di rispondere alla rivolta provocata dalla riforma di Bologna. Gabilondo è più sul pezzo e ha difeso un patto educativo. Non c’è da farsi, però, illusioni per quanto riguarda l’Educazione per la Cittadinanza. E il nuovo ministro della Cultura, González Sinde, è un messaggio alla gente del cinema che lo ha appoggiato nella sua campagna elettorale. Non è un governo per quattro milioni di disoccupati. È quello dello sport, una frivolezza.

 

(Rafael Vázquez)



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