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INDIA/ La battaglia di un padre per il rilascio del figlio

Pubblicazione:lunedì 27 aprile 2009

Due anni in carcere in India, una battaglia giudiziaria in corso, una condanna a dieci anni per droga, un appello non ancora fissato. Con questo fardello sulle spalle l'italiano Angelo Falcone ha festeggiato, con una visita a sorpresa, i 29 anni nella prigione di Nahal.

 

"E' stato un compleanno commovente e diverso per lui con Coca Cola, biscotti e un bel pezzo di porchetta portato dall'Italia". Diverso anche perché l'on. Elisabetta Zamparutti, radicale nel Pd e leader del movimento Nessuno Tocchi Caino, ha accompagnato Giovanni per verificare le condizioni di detenzione a Nahal di Angelo, del suo compagno di sventure Simone Nobili, di un terzo italiano, Vincenzo Minuno, e di un quarto, Franco Terzi, detenuto ad Ambala.

 

"Prima di tutto - ha detto la Zamparutti - i detenuti stranieri sono penalizzati rispetto a quelli locali, che hanno diritto a visite periodiche, e dovrebbero almeno essere autorizzati ad una telefonata settimanale". E' poi "essenziale che in caso di condanna definitiva i connazionali possano scontare la pena in Italia. Con l'India non esiste alcun trattato di estradizione o rientro: è una lacuna da colmare". Al suo primo viaggio all'estero, Angelo Falcone di Rotondella (Matera) fu arrestato il 10 marzo 2007 nello Stato dell'Himachal Pradesh, con l' accusa di detenzione di 18 chili di hascisc.

 

"Da allora - ha detto il padre Giovanni - ho intrapreso una dura battaglia, molto onerosa anche finanziariamente. Sto lottando contro una giustizia che ha trovato 12 testimoni contro mio figlio quando un rapporto della polizia, di cui ho il testo, dice che non ce n'era nessuno". "Ho in atto una seconda battaglia - conclude - contro il silenzio che su questa vicenda mantengono i media nazionali italiani. Ho scritto a Vespa, Santoro e Mentana, chiedendo una puntata tematica su Angelo ed i 3.000 italiani dimenticati nelle carceri del mondo. Ma non ho ricevuto risposta".



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