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Esteri

BIRMANIA/ Suu Kyi in carcere dopo l’intrusione in casa sua di un attivista americano

A pochi giorni dalla scadenza degli arresti domiciliari, la dissidente storica birmana Aung San Suu Kyi oggi è tornata in cella

A pochi giorni dalla scadenza degli arresti domiciliari, la dissidente storica birmana Aung San Suu Kyi oggi è tornata in cella. Ora la Premio Nobel per la Pace rischia cinque anni di carcere per violazione delle condizioni dei suoi arresti domiciliari dopo la misteriosa intrusione di un presunto attivista americano nella sua abitazione alcuni giorni fa. San Suu Kyi, 63 anni, che ha trascorso agli arresti circa 13 degli ultimi 19 anni e ora accusa problemi di salute, e' stata tradotta oggi dalla sua villa di Rangoon al carcere di Insein, a nord della citta'. Qui e' comparsa davanti ai giudici che l'hanno formalmente incriminata e stabilito che il suo processo iniziera' lunedi' prossimo. Almeno fino ad allora dovra' restare in carcere. Con lei sono stati incriminati anche due suoi collaboratori domestici.

In base all'art. 22 della Legge a salvaguardia dello stato contro il pericolo di elementi sovversivi - com'e' chiamato il provvedimento imposto dalla giunta militare che governa la Birmania col pugno di ferro dal 1962 - rischia fino a cinque anni di carcere. I termini degli arresti domiciliari, a cui e' sottoposta dal 2003, sarebbero scaduti il prossimo 27 maggio e il partito della Nobel, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) ha messo in relazione l'episodio con l'avvicinarsi delle elezioni del 2010, che la Giunta ha promesso nell'ambito della sua 'Road map verso la democrazia' varata qualche anno fa.   

L'americano, John William Yeattaw, 53 anni, residente nel Missouri, che dieci giorni fa si introdusse furtivamente nella villa della dissidente dopo aver attraversato a nuoto il lago che la circonda, rimanendo nascosto nella residenza per due giorni, e fu poi arrestato mentre riattraversava a nuoto il laghetto in uscita, e' stato a sua volta incriminato oggi. La data del suo processo non e' stabilita ma dovra' a sua volta rispondere di violazione delle regole sull'immigrazione e della legge sulla sicurezza. Ieri l'uomo ha contattato la sua ambasciata. Non e' chiaro perche' abbia compiuto il suo gesto, ma oggi l'avvocato di Aung San Suu Kyi lo ha definito un 'imbecille', aggiungendo che e' lui il responsabile del nuovo arresto e dell'incriminazione della leader dissidente. Nei giorni scorsi il legale aveva definito l'intruso 'un avventuriero' che aveva agito 'di sua propria iniziativa'.

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