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Esteri

OLANDA/ Islam e relativismo etico: ecco l'origine del fenomeno Geert Wilders

Nonostante Wilders sia stato esposto al pubblico ludibrio dall’establishment europeo, alle scorse elezioni ha, di fatto, triplicato i voti del proprio partito conquistando il 16,7% dei consensi, confermandosi come il secondo partito olandese e ottenendo il biasimo dell’Europa benpensante sorpresa da un tale risultato

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L’Olanda rappresenta da sempre la punta più avanzata di quel laicismo libertario considerato la quintessenza della politically correctness tanto cara all’Europa relativista.

Dalla legalizzazione della droga, tranquillamente somministrata nei Coffee Shop, alle prostitute in vetrina del Rossebuurt di Amsterdam. Dai matrimoni omosessuali, riconosciuti per legge dal 2001, all’adozione dei minori per le coppie gay. Dalla costituzione del partito dei pedofili, dichiarato perfettamente legale dal Tribunale dell’Aja, all’eutanasia infantile del macabro Protocollo di Groningen.

In questa orgia di assoluto relativismo etico, l’Olanda ha perduto la propria anima e la propria identità. Ciò l’ha resa inaspettatamente vulnerabile nel confronto con culture fortemente identitarie. A cominciare dall’islam.

Non è un caso che oggi proprio in quel Paese europeo alla religione musulmana appartenga più del 5% della popolazione e che tale credo si stia propagando in maniera esponenziale. La presenza di islamici è profondamente penetrata persino nella pubblica amministrazione olandese, fino al punto che lo scorso gennaio, il governo ha autorizzato funzionari, militari ed eletti locali a prestare giuramento sul Corano. Si sono persino toccate punte di paradossale ironia come il caso del Sottosegretario alla giustizia di origine turca e musulmana, Nebahat Albayrak, al quale è stata conferita la delega proprio all'Immigrazione ed all'Asilo Politico, mentre un certo clamore ha registrato il fatto che fino allo scorso dicembre, il sito Morokko.nl, frequentato dalla comunità marocchina, abbia ricevuto fondi pubblici malgrado sul suo forum si inneggiasse ai “martiri” che avevano attaccato Mumbai e ucciso soldati olandesi in Afghanistan.

È in un contesto simile che è apparsa la controversa figura di Geert Wilders, leader del Partito della Libertà, tacciato di xenofobia, ed autore di “Fitna” il cortometraggio sui versetti che “incitano all’odio” contenuti nel Corano, arditamente paragonato al Mein Kampf di Hitler.

Lo scorso febbraio il governo britannico, di fronte alla minaccia di possibili violenze di stampo islamico, ha negato a Wilders l’ingresso nel Regno Unito. Giunto all’aeroporto di Heatrow, Wilders è stato gentilmente invitato a tornarsene in patria dai funzionari della polizia doganale di Sua Maestà. Molti olandesi, però, non hanno gradito l’atteggiamento di Londra ed il fatto che si fosse messo in discussione un diritto democratico quale la libertà di espressione, con il pericoloso precedente del divieto imposto a un parlamentare di uno Stato membro dell’UE di recarsi in un altro Stato membro per esprimere le proprie opinioni.

Nonostante Wilders sia stato esposto al pubblico ludibrio dall’establishment europeo, alle scorse elezioni ha, di fatto, triplicato i voti del proprio partito conquistando il 16,7% dei consensi, confermandosi come il secondo partito olandese e ottenendo il biasimo dell’Europa bien pensant sorpresa da un tale risultato.

Il Sindaco di Rotterdam – seconda città più importante d’Olanda – si chiama Ahmed Aboutaleb, cittadino marocchino di stretta osservanza musulmana, e lo scorso febbraio proprio il Consiglio comunale di Rotterdam ha autorizzato la realizzazione, in un teatro, di una balconata riservata alle donne, su richiesta del comico islamico Salaheddine Benchikhi, nota figura del mondo musulmano contraria all’integrazione culturale.

È davvero così difficile comprendere il successo di Geert Wilders tra gli olandesi?

(Gianfranco Amato - Presidente dell'Associazione Scienza e Vita di Grosseto)

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COMMENTI
21/06/2009 - Strumentalizzazione del caso Salaheddine Benchikhi (Roberto Achik)

A proposito del "caso Salaheddine Benchikhi" i famosi 50 posti non sono di una balconata, ma i 50 POSTI DELLE PRIME FILE, effettivamente riservati alle donne che per loro decisione desiderassero sedersi accanto a delle donne e non accanto a degli uomini. Quindi non si tratta di "segregazione"; tutt'al più di "discriminazione positiva". Non è che Salaheddine Benchikhi si opponga all'integrazione; l'integrazione fra più culture comporta il rispetto delle differenze culturali e delle reciproche identità, non nell'assimilazione di un'identità ad un'altra. C. Lévi-Strauss, il famoso antropologo, a più riprese mise in guardia dalla confusione fra omologazione e multi-culturalismo sostenendo che la "distanza" è un elemento fondamentale da riconoscere e rispettare (nonchè valorizzare) quando si affronta una cultura diversa dalla nostra. E' triste vedere come questo caso sia stato strumentalizzato e sia diventato un simbolo di un'immaginaria fobia dell'Islam nei confronti della donna. Siti islamofobi hanno addirittura criticato il fatto che alle donne fossero state riservate le prime file, interpretando il fatto come un "bonus" riservato alle donne più "integraliste" (sic). Immaginiamo cosa sarebbe successo se le file fossero state le ultime. Per mancanza di spazio non mi dilungo sui principi che nell'Islam determinano, in casi particolari, la separazione fisica fra i sessi (per es. nelle Moschee) e che esaltano la donna, la sua dignità ed il suo ascendente sull'uomo.