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MESSICO/ Un paese stretto tra crisi economica e febbre suina

Pubblicazione:venerdì 5 giugno 2009

Messico_BandieraR375.jpg (Foto)

Come conseguenza della crisi finanziaria, quest'anno l'economia messicana soffrirà la maggior caduta del Pil di tutte le nazioni dell'America Latina, come ha segnalato la Secretaría permanente del Sistema Económico Latinoamericano y del Caribe (SELA). Le cadute più importanti del Pil si presenteranno nelle economie di maggiore grandezza della regione: in Messico con la contrazione sarà del 4%, in Argentina probabilmente del 2,8%, in Brasile dell’1,5%.

 

Il documento “Lo Stato della crisi economica globale: situazioni e impatto in America Latina e nei Caraibi” ha segnalato che la crisi si è ripercossa in forme multiple sull'economia della regione, nonostante le buone performance degli scorsi anni. Lì si legge: «Oggi si conosce che la gravità della crisi non è stata prevista né dai governi, né dagli organismi internazionali che hanno, tra le loro funzioni, precisamente quelli di capire l'economia mondiale e anticipare e prevenire le fasi di crisi».

 

Se la contrazione dell'attività industriale, nei servizi e nelle esportazioni continuerà a questo livello, il 2009 si chiuderà con quattro trimestri negativi, un fatto inedito nella storia economica del Messico e che solo potrebbe essere paragonato, per i suoi effetti le sue dimensioni, alla catastrofe lasciata dalla crisi “del tequila” del 1995 quando il Pil cadde del 6,2%.

 

In primo piano poi c’è la crisi sanitaria scatenata dall'epidemia di influenza suina, che ha accelerato la contrazione dell'economia nazionale in relazione alla crisi globale. Si tratta di una caduta molto profonda, di cui solo molto recentemente si inizia a discutere. Solo nei giorni scorsi, infatti, il governo ha riconosciuto di fronte alla stampa straniera che l'economia messicana è effettivamente in recessione (quando il Banco de México lo aveva già dichiarato lo scorso gennaio) non ammettendo però la gravità della crisi.

 

Riconoscere, infatti, il grave stato in cui versa attualmente il Messico implicherebbe offrire una serie di risposte di politica pubblica che in questo momento il governo di Felipe Calderón non riesce a dare per via della mancanza di risorse, e delle spese effettuate per contenere la pandemia. Gli alti costi sostenuti recentemente dal governo messicano si associano ad azioni prese per prevenire ed evitare il contagio, dentro e fuori dal paese. La preoccupazione è innanzitutto per l’impatto negativo che questo avrà sul turismo.

 

Si sono viste già alcune reazioni immediate, come la cancellazione temporanea dei voli per l'Argentina, Cuba, Ecuador e Perù e la sospensione delle crociere. Alcuni paesi hanno richiesto espressamente ai loro cittadini di non viaggiare in Messico in questo momento. Proposte come quella francese per estendere questo tipo di misure a tutta l'Unione Europea fortunatamente non hanno avuto eco in altri paesi di fronte alle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, la quale sostiene che questo tipo di misure sono poco efficaci.

 

In realtà il maggiore impatto avverrà nelle prossime settimane, probabilmente mesi, come conseguenza di potenziali cancellazioni che sicuramente avverranno da parte di molti turisti stranieri di fronte alla paura che il virus possa rimanere latente nel paese o semplicemente per mancanza di fiducia.

 

È importante ricordare alcune cifre per tenere un'idea più chiara di ciò che rappresenta questo settore per l'economia messicana. Secondo dati ufficiali dell'ente del turismo messicano, il valore aggregato di questo settore rappresentava l'8,2% del totale nazionale nel 2006. Questa cifra è superiore a quella generata dalle attività come l'agricoltura, l’industria alimentare, del legno, della carta e della chimica messe insieme. Un quarto di questo ammontare proviene dai servizi di trasporto; l'11,8% dai servizi di alloggio, e i 10,7% dalla ristorazione. Queste attività generano 2,4 milioni di impieghi remunerati, un terzo dei quali nei ristoranti, bar e locali notturni. Infine, il turismo è una fonte importante di divise. Secondo l'organizzazione mondiale del turismo (OMT) il Messico occupò nel 2007 il decimo posto mondiale come recettori di turisti stranieri (21.400.000 persone) e in termini di entrate si parla di quasi 13 miliardi di dollari nel 2007 e di 13 miliardi e 300 milioni nel 2008.

 

Benché la OMT abbia stimato una riduzione generalizzata del turismo mondiale durante il 2009 del 2%, sul Messico l'impatto sarà sicuramente maggiore. Di fatto questo paese aveva registrato una contrazione di quasi il 4% del settore turismo durante il quarto trimestre del 2008. Ancor prima dell’esplosione del virus si prevedeva già che si sarebbe mantenuto un ritmo di contrazione del settore tra i 3 e i 4 punti percentuali.

 

Il problema è anche politico: la contrazione della crescita (-8%) nel primo trimestre, con tutte le sue conseguenze, è semplicemente fatale per qualsiasi aspirazione elettorale. Questo spiega perché il presidente Calderón ha dichiarato recentemente che il momento «più grave della crisi è già passato e che l'impatto più forte si è già vissuto nei primi mesi dell'anno», dando dei pronostici “ottimisti” nel secondo quadrimestre (il governo spera in una contrazione dello 0,2% nel secondo semestre per raggiungere il -4,1% stimato per l'anno intero).

 

Ma, come spesso succede in America Latina, si tarda a riconoscere la gravità delle crisi e questo porta a gravi conseguenze nel breve come lungo periodo: la disoccupazione e le conseguenti tensioni sociali crescono, la manodopera emigra e i capitali si muovono altrove.



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