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Esteri

LIBANO/ Un “14 marzo” che riapre i giochi. Ma Teheran non sarà d’accordo

La coalizione 14 Marzo - spiega MATTIA SORBI - ha conquistato 71 dei 128 seggi del parlamento battendo il partito filo iraniano Hezbollah. Ma sarà inevitabile portare l’opposizione all’interno di un governo di unità nazionale e governare non sarà facile

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«Questa volta c’è in gioco il destino della nazione». Mireille Fiani, quarantacinque anni, sintetizza così il senso di questo elezioni libanesi, mentre viene spinta dalla gente in fila che preme da ore per cercar di votare all’interno di una scuola. Questa è anche l’atmosfera di grande entusiasmo che si respira tra le strade di Beirut grazie alla vittoria inaspettata della coalizione filo occidentale, sostenuta dagli Stati Uniti, denominata “14 Marzo”. La vittoria è significativa perché rappresenta una vittoria di Washington su Teheran e il regime siriano che appoggiavano il partito terrorista e fondamentalista Hezbollah, il “Partito di Dio”.

La coalizione 14 Marzo ha conquistato 71 dei 128 seggi del parlamento. 57 rappresentanti andranno ad Hezbollah. L’Associated Press ha riferito che i vincitori hanno celebrato per le strade del paese sparando fuochi d’artificio e suonando i clacson delle macchine a festa alcune ore prima che i risultati ufficiali venissero annunciati.

Nonostante la coalizione guidata da Hezbollah abbia perso, Hezbollah da solo, un partito di ispirazione sciita, con una vocazione sociale e un’organizzazione militare al tempo stesso, rimane una delle forze più importanti del paese. La coalizione 14 Marzo è composta invece da un’alleanza di sunniti, cristiani e drusi guidata dal movimento sunnita “Futuro” di Saad Hariri. Nel 2005, l’uccisione di suo padre, l’allora primo ministro Rafik Hariri, provocò un’ondata di sdegno e di protesta così vasta che costrinse la Siria a ritirare il suo esercito dal Paese.

Il risultato di queste elezioni lascia i seggi ottenuti dalla coalizione 14 Marzo invariati rispetto al 2005, ma consegna una vittoria morale su Hezbollah in grado di cambiare gli equilibri politici del paese. Il voto di ieri aumenta anche la legittimità del movimento 14 Marzo poiché l’ultima volta che vinse le elezioni nel 2005 lo fece alleandosi con Hezbollah, con il quale ruppe la coalizione poco dopo. La questione ora è se Hezbollah riuscirà a mantenere il potere che aveva nel precedente governo imponendo il veto su gran parte della legislatura anche in una posizione di minoranza. Lunedì, i leader della coalizione 14 Marzo sono apparsi consapevoli di aver ottenuto una vittoria di stretta misura in un Paese che rimane profondamente diviso. Si prevede che le negoziazioni per la formazione del governo dureranno per settimane. Molti esperti di politica mediorientale sostengono che probabilmente sarà inevitabile portare l’opposizione all’interno di un governo di unità nazionale nonostante il partito di maggioranza abbia ottenuto qualche seggio in più.

Il territorio libanese è stato a lungo tempo utilizzato per interessi regionali e globali, così poteri esterni come quello di Washington e Teheran hanno sempre prestato molta attenzione a questo Stato. Ma le dinamiche del Libano sono anche profondamente locali. Il potere politico viene diviso tra capi settari che gelosamente guardano ai loro interessi. L’alleanza di Hezbollah, chiamata anche “coalizione 8 Marzo”, era formata da Hezbollah e dal partito cristiano del generale Aoun, il Libero Movimento Patriottico. Una vittoria di Hezbollah avrebbe rappresentato un altro passo nell’evoluzione di questa organizzazione che da semplice milizia sciita locale, nata come forza di guerriglia per combattere l’occupazione israeliana nel Sud del Libano, si è trasformata in un’istituzione nazionale in grado di definire l’identità dello Stato.

Hezbollah, immediatamente dopo il risultato delle elezioni, ha dichiarato di voler lavorare per costruire una “cultura della resistenza” e stabilire che i nemici del Libano siano Israele e gli Stati Uniti. Un’altra priorità per Hezbollah è la costruzione di un forte esercito nazionale. Aoun esce da questa tornata elettorale con meno seggi di quanti ne aveva prima di entrare in gara. Il generale aveva scommesso di riuscire a portare la maggior parte degli elettori cristiani nella sua alleanza con Hezbollah, ma è stato rifiutato da gran parte della sua stessa base elettorale.

(Mattia Sorbi)

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