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Esteri

USA/ Il crollo dei Repubblicani che può favorire Obama

Lo scorso novembre, il Partito Repubblicano ha subito una serie di contrattempi che hanno avuto per protagonisti i suoi personaggi chiave, e le cattive notizie non smettono di arrivare

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Dalla sconfitta di John McCain nella corsa alla presidenza lo scorso novembre, il Partito Repubblicano ha subito una serie di contrattempi che hanno avuto per protagonisti i suoi personaggi chiave, e le cattive notizie non smettono di arrivare. Lo scorso aprile, il senatore della Pennsylvania Arlen Specter ha abbandonato il partito e si è unito ai Democratici. Dopo una lotta serrata e mesi di riconteggi e cause legali, in Minnesota il Repubblicano Norm Coleman ha perso il seggio al Senato in favore di Al Franken, dando ai Democratici la maggioranza di 60 voti necessaria per bloccare eventuali pratiche ostruzioniste.

 

Inoltre, nelle ultime settimane, tre leader Repubblicani sono incorsi in incidenti deleteri per una carriera politica. Mark Sanford, governatore della Carolina del Sud, è scomparso per quattro giorni, senza più contatti né con la sua famiglia né con il suo ufficio, ed è poi riapparso dopo una gita in Argentina con la sua amante. In una sconnessa conferenza stampa e una successiva intervista, con toni in parte di scusa e in parte romantici, non ha offerto nessuna rassicurazione sulla sua stabilità e molti deputati Repubblicani dello stato hanno chiesto le sue dimissioni.


Questa vicenda fa seguito a un altro scandalo che ha coinvolto un importante senatore Repubblicano, John Ensign, un possibile candidato presidenziale, prima che si sapesse di una sua tresca con una donna sposata del suo staff. Ensign, un cristiano “rinato” pentecostale e Sanford, membro della Chiesa episcopale, erano esponenti dell’ala conservatrice del Partito Repubblicano sostenitrice dei valori della famiglia. Lo scorso marzo, Sanford finì in prima pagina per aver rifiutato una parte del pacchetto federale di stimoli per il suo stato, che ha un tasso di disoccupazione vicino al 10%, anche se alla fine è stato raggiunto un compromesso per evitare che i fondi venissero dirottati ad altri stati.

Infine, recentemente, Sarah Palin, la quarantacinquenne candidata alla vicepresidenza nelle ultime elezioni, ha lasciato improvvisamente la carica di governatore dell’Alaska, alla vigilia della festa del 4 luglio, con spiegazioni non molto convincenti. Stanno circolando molte ipotesi su questo poco ortodosso ritiro della potenziale candidata alle prossime presidenziali, se sia dovuto allo stress delle inchieste e degli attacchi dei media su di lei e sulla sua famiglia, o se questo significhi la sua volontà di impegnarsi maggiormente a livello nazionale, come candidata alla presidenza o in altro ruolo. Qualcuno sospetta perfino che voglia proporsi come commentatrice in qualche mezzo di comunicazione. La Palin si è per ora tenuta sul vago: «Sto guardando in avanti e a come possiamo far progredire insieme il Paese».


All’inizio di quest’anno, Mark Sanford e Sarah Palin erano indicati dal presidente del Partito Repubblicano come due delle quattro “stelle nascenti”, insieme al governatore del Minnesota Tim Pawlenty e a quello della Louisiana Bobby Jindal. Anche prima di questi avvenimenti, il tasso di apprezzamento del Partito Repubblicano era sceso al 34%, con il 38% degli stessi Repubblicani insoddisfatti del loro partito. In una recente intervista, l’esperto di strategie Repubblicano John Weaver ha affermato: «Siamo in un periodo veramente difficile e ci vorrà del tempo per uscirne. Molto francamente, ci vorranno una o due generazioni».

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