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PARAGUAY/ Il vicepresidente: con il modello-Trento il non profit non è più elemosina. L'Italia impari...

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La presenza del vicepresidente del Paraguay, Luis Federico Franco Gomes, alla trentesima edizione del Meeting di Rimini è stata l'occasione per approfondire diversi temi: dalla speciale attenzione di questo Paese verso il non profit, a noi noto per l'importantissimo fenomeno storico delle reducciones gesuite del 1600, all'amicizia nata con chi oggi segue le orme di quella esperienza storica, come Padre Aldo Trento.


Signor vicepresidente, può illustrarci brevemente qual è l'approccio istituzionale alle realtà non profit nel suo Paese?

In Paraguay le realtà non profit e le Ong sono un elemento molto importante, tenuto in grande considerazione dallo Stato, non solo dal punto di vista fiscale. Da qualche anno una legge prevede che le realtà non profit possono accedere a fondi pubblici presentando un programma dettagliato e vincolante delle attività, da cui derivi la serietà, la trasparenza del richiedente e la rilevanza pubblica del programma presentato. Particolarmente interessante è il coinvolgimento diretto del Parlamento.
Vi è infatti un'apposita Commissione parlamentare, composta da rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione, preposta all'elezione dei programmi che vengono presentati direttamente ai due rami del Parlamento dai responsabili delle singole realtà. Penso che sia un aspetto innovativo del nostro approccio, perché consente un contatto diretto tra i rappresentanti del popolo e i responsabili delle attività non profit.


Come avviene il controllo delle attività realmente effettuate con i fondi pubblici?

Le Ong alla fine dell'anno presentano un dettagliato rendiconto delle loro attività alla stessa Commissione parlamentare, a cui si deve documentare come si sono spesi i soldi, coerentemente con il programma. Inoltre, proprio in conseguenza del rapporto diretto instaurato con i parlamentari, molti di questi visitano personalmente queste realtà e sono quindi in grado di esprimere un giudizio “dal vivo”.


È senza dubbio un approccio molto interessante, ma non vi è il rischio di una sorta di controllo politico su queste attività?

Alla procedura descritta sono soggette non tutte le realtà non profit, ma solo quelle che richiedono contributi pubblici. Si tratta attualmente di un centinaio di soggetti su un migliaio esistenti. Evidentemente i programmi presentati devono essere in accordo con le linee programmatiche del governo, ma si deve tener presente che la Commissione parlamentare, come già detto, comprende rappresentanti dell'opposizione, e la decisione finale spetta comunque al Parlamento nella sua globalità, che approva programmi che poi non possono essere modificati, né dagli operatori, né da interferenze governative.


Quindi anche l'opera di Padre Aldo è passata per questo iter?

Senz'altro. E l'evidenza di quanto Padre Aldo ha costruito è stata portata in questo modo davanti a tutto il Parlamento e all'opinione pubblica. Non a caso Padre Aldo e le sue opere sono note a tutto il Paraguay e considerate una ricchezza per tutto il Paese.


Come ha conosciuto Padre Aldo e il suo lavoro?


La prima volta che lo incontrai ero Governatore di una provincia, andai per assistere alla Messa. Dopodiché visitai le sue attività: la scuola, l'ospedale, i giardini, il caffè letterario, la pizzeria, il poliambulatorio, il centro per i bambini, per i malati... Una visita decisamente lunga e sconvolgente. Chi nel nostro Paese non viene accettato negli ospedali perchè non ha speranze di guarigione viene accolto da Padre Aldo e trattato come se si trovasse in un hotel a 5 stelle.
Chiunque ha avuto la fortuna di fare questa visita non può non diventare un estimatore di Padre Aldo, anche se io mi considero suo amico. Sono convinto che sia un santo che cammina. Non a caso un famosissimo giornalista, noto per le sue posizioni pesantemente anticlericali ha dedicato alla sua opera un grande servizio televisivo, stupendo tutti con la sua frase finale: “se questo è il Dio di cui si parla, allora posso crederci anch'io”.



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