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USA/ Sanità, l’“opzione pubblica” di Obama resta un’incognita per i privati

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Il momento della grande prova per il presidente Barack Obama sembra essere finalmente arrivato. Con il discorso sul piano di riforma della sanità tenuto il 9 settembre al Congresso, Obama ha definitivamente correlato la sua credibilità e la sua tenuta politica futura all’approvazione del suddetto piano (possibilmente già entro la fine del 2009).

Dall’analisi del discorso del presidente è possibile formulare alcune considerazioni per comprendere meglio quali sono i punti di forza del piano di riforma e i suoi punti critici,  da un punto di vista sia del contenuto delle proposte che del suo impatto sul contesto politico, economico e sociale.

Come è noto il sistema sanitario americano soffre di una serie di problematiche, di cui le più rilevanti sono l’elevata spesa sanitaria (quasi il 16% del Pil) e la mancanza di copertura assicurativa per circa 45 milioni di americani.

Il piano di riforma presentato da Obama è molto ambizioso (ed anche coraggioso, visti i molteplici tentativi di riforma naufragati negli anni passati, ultimo quello dei Clinton nel ’94), dal momento che ha come obiettivo principale proprio quelli di ridurre i costi (e quindi la spesa sanitaria) e di garantire la copertura assicurativa a tutti i cittadini americani. In che modo? Questi in sintesi i punti salienti del piano:

- Creazione di una “borsa delle assicurazioni” (insurance exchange), una sorta di mercato nel quale a chiunque verrà data la possibilità di acquistare un’assicurazione sanitaria a prezzi competitivi. Accanto alle tradizionali compagnie assicurative è prevista l’istituzione di un programma assicurativo pubblico, non profit e garantito dal governo al quale potranno ricorrere tutti i cittadini che non possono permettersi di acquistare un’assicurazione privata.

- Impossibilità per le assicurazioni di vietare le cure a causa delle condizioni di salute precedenti di un paziente oppure a causa dell’aggravarsi di una malattia.

- L’assicurazione sanitaria sarà obbligatoria per tutti i cittadini: ad oggi chiunque non voglia assicurarsi ha la facoltà di farlo. L’obbligatorietà ha l’obiettivo di ridurre sensibilmente il costo delle cure urgenti in pronto soccorso per tutti i cittadini che vi ricorrono non essendosi curati precedentemente perché privi di assicurazione.

- Sgravi fiscali e sussidi pubblici per l’acquisto dell’assicurazione sanitaria a tutti i cittadini che non possono permettersela.

- Limite alle tariffe assicurative, grazie all’imposizione di tetti di spesa massima per le spese extra a carico dei cittadini.

Si può notare come più che una riforma del sistema sanitario, Obama propone una riforma del sistema assicurativo, lasciando sostanzialmente immutato il modello organizzativo di base su cui si regge la sanità americana.

Nel discorso del presidente si notano gli sforzi compiuti per cercare, sugli aspetti più delicati, un compromesso tra le idee originarie (ad esempio quella di istituire una vera e propria copertura sanitaria pubblica per tutti i cittadini) e la proposta effettivamente presentata (l’opzione pubblica è solo una delle possibilità di scelta, non l’unica).

Per Obama è fondamentale riuscire a creare un consenso ampio e diffuso sulla sua proposta, sia nell’opinione pubblica che, soprattutto, all’interno del Congresso, dove sono presenti delle forti resistenze nel campo repubblicano ma anche in alcuni settori del versante democratico. Non bisogna dimenticare infatti che nel sistema politico americano esistono le elezioni di medio termine per l’elezione della Camera dei Rappresentanti: questo significa che non è scontato per ciascun deputato decidere di appoggiare un piano di riforma così delicato, esponendosi davanti ad un elettorato che, in buona parte, rispetto alla riforma della sanità tende spesso a storcere il naso. Questa è anche una delle ragioni per le quali Obama sta cercando di affrettare il più possibile i tempi di approvazione della riforma: prima si fa, meglio è.

Per quanto riguarda il contenuto delle proposte, esse sono effettivamente rivoluzionarie: se approvate, nessun cittadino americano resterebbe privo di copertura assicurativa sanitaria.

Esistono però due grossi interrogativi che pesano sull’effettiva applicabilità della riforma e sul suo impatto positivo sul sistema: uno è relativo alla copertura finanziaria e l’altro al grado di competizione reale tra compagnie assicurative private e cooperative pubbliche non profit garantite dallo stato.

 

Rispetto al primo punto Obama ha più volte precisato che questo piano non accrescerà il debito pubblico nemmeno di un centesimo e che non ci sarà un aumento delle tasse per i cittadini. Il costo della riforma (circa 900 miliardi di dollari in 10 anni) sarà coperto grazie alla riduzione della spesa sanitaria attuale (grazie ad una migliore gestione delle risorse, alla riduzione dei costi amministrativi, alla competizione tra un maggior numero di compagnie assicurative, etc.), riduzione degli sprechi e nuove forme di tassazione per i ricchi e per le compagnie assicurative.

Le modalità pratiche e le misure attraverso le quali ridurre la spesa sanitaria e gli sprechi non sono al momento molto chiare e questo fatto getta qualche ombra sull’effettiva possibilità di sostentamento autonomo della riforma: ad esempio nel Massachusetts, dove è in vigore una sorta di copertura sanitaria obbligatoria per tutti i cittadini, la spesa sanitaria è cresciuta ad un tasso maggiore della media nazionale.

Molti cittadini americani temono un aumento della tassazione e un aumento complessivo della spesa sanitaria, causato da un’eccesiva domanda di prestazioni collegata all’estensione della copertura assicurativa sanitaria.

 

Rispetto al secondo punto Obama ha assicurato che tra le assicurazioni private e le cooperative no profit pubbliche vi sarà una concorrenza reale, dal momento che “l’opzione pubblica” sarà autosufficiente e si sostenterà solo ed esclusivamente sui premi assicurativi che sarà in grado di raccogliere. Il presidente ha anche dichiarato che a nessun cittadino americano sarà chiesto di abbandonare la propria assicurazione sanitaria e che l’opzione pubblica sarà soltanto una possibile scelta tra le altre.

Al momento è impossibile dire con certezza che questo accadrà e che non vi saranno forme di copertura finanziaria da parte dello stato per l’opzione pubblica che creerebbero uno squilibrio nei confronti delle compagnie assicurative private. In generale, non è chiaro al momento quale sarà precisamente il ruolo del governo in questo nuovo mercato assicurativo.

Come si vede l’argomento è estremamente complesso, articolato e delicato. Di certo il sistema così com’è costa troppo ed esclude un elevato numero di persone dall’accesso alle cure mediche. Al momento non si può dire se il piano proposto dal presidente sarà in grado di raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, così come specificato nel suo discorso.

Dal momento che Obama non può permettersi di far naufragare questa riforma (un fallimento peserebbe come un macigno sulla sua presidenza), il suo obiettivo primario è quello di approvarla il prima possibile: per questo bisognerà vedere nelle prossime settimane, al di là del discorso pronunciato, quale sarà effettivamente la riforma che sarà votata e quale sarà il consenso che attorno ad essa sarà riuscito ad aggregare.

 

 



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