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AFGHANISTAN/ Dopo l’attentato ritornano le polemiche sul ritiro dei nostri soldati

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L'attentato di oggi contro i nostri militari a Kabul riapre la polemica sull'opportunità di un ritiro dell'Italia dalla missione Isaf. Da Tokyo, il presidente della repubblica Napolitano sottolinea che è una decisione che spetta unicamente al Parlamento. Mentre i ministri La Russa e Frattini sottolineano da subito la necessità di restare, il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, invita invece il governo ad avviare un confronto «per stabilire tempi e modi di un’“exit strategy”». Subito ritiro, chiede Paolo Ferrero. Per l'ex sottosegretario agli Esteri, Bobo Craxi, la missione è da «rivedere e da aggiornare» in quanto 'l'attacco di oggi conferma che in Afghanistan, all'impegno militare occidentale, non è corrisposto alcun progresso politico'. Il presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza, Francesco Rutelli, è invece in linea con il governo: «Oggi più che mai -dice- sono valide le ragioni di una efficace presenza in Afghanistan, nell'ambito della alleanza internazionale nella quale siamo impegnati per la sicurezza e la ricostruzione del paese». Anche per il sottosegretario agli esteri Mantica, l'impegno dell'Italia, anche di fronte a questa tragedia, insieme agli altri membri della comunità internazionale, è quello di operare perché l’Afghanistan conosca momenti più semplici e più allineati con le volontà della comunità internazionale».



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