BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

AFGHANISTAN/ La vedova Coletta: non serve l'eroismo, ma un ideale più alto

Pubblicazione:lunedì 21 settembre 2009

par%C3%A0_ciampinoR375_20set09.jpg (Foto)

 

Di essere fiera e orgogliosa di lui, in tutta umiltà. Ma vede, non è un eroismo che finisce lì, e basta. Penso che questi ragazzi, che accettano consapevolmente di andare in missioni così rischiose, sono spinti da ideali molto più alti.

 

Molto più alti rispetto a che cosa?

 

Rispetto a quello che anche molti dei nostri politici vogliono far credere.

 

Lei nel 2003 ha perso suo marito, il brigadiere Giuseppe Coletta. Che cosa l’ha aiutata a superare il dolore di quella prova?

 

Solo la fede in Gesù Cristo. Mi ha aiutato e mi aiuta tutt’ora, oltre a tutto l’affetto dei parenti e degli amici. Ma Gesù, come dico a mia figlia, è l’unico che può aiutarci, perché il dolore che ora ti annienta è lo stesso dolore che Lui ha provato per primo, col suo sacrificio.

 

Che cosa le è rimasto di quel dolore, a distanza di anni?

 

Con l’aiuto della fede tutto assume una valenza diversa, si torna ad avere la gioia di vivere. Poi ho la mia bambina da crescere e ho il dovere, come mamma, di essere forte anche per lei. Spesso torno, col pensiero, a tutto il dolore provato, a mio marito, a quelle circostanze. Puoi fare grandi cose, qui o a Kabul o in Iraq, ma tutto ciò che fai, nella vita, prima o poi si perde. Si perde ma noi non moriamo: chi ha fede sa che la morte non è una fine, ma un inizio.

 

È inevitabile che da cristiano uno si chieda perché: perché è toccato a lei, perché è toccato ai militari che sono morti l’altro giorno. Si è data una risposta?

 

Lo sa la Provvidenza. Io ho fiducia in Cristo. Io credo fermamente che nostro Signore era accanto a loro, a mio marito quando è morto e ai militari che erano con lui, e lo è stato anche adesso, a Kabul, quando ha chiamato a Sé i nostri ragazzi. E l’unica certezza della mia vita è che Gesù li ha accolti, tutti loro, con le braccia aperte. L’unica cosa da fare è di pregare per tutti i ragazzi che sono rimasti là, perché Dio dia loro la forza di andare avanti e di perseverare per il bene.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
21/09/2009 - Donna Coletta ci volevi! (claudia mazzola)

Che bella testimonianza! Ho proprio bisogno di ascoltare parlare così di noi e di Gesù Cristo, fa bene, fa respirare.

 
21/09/2009 - Grazie (tiberio annarita)

Grazie a Francesca Colletta per la forza e il coraggio della sua testimonianza! Grazie ai genitori dei sei parà, che hanno cresciuto dei modelli per tutti noi italiani!

 
21/09/2009 - LO SGUARDO FIDUCIOSO (PAOLA CORRADI)

Quello che mi impressiona è lo sguardo fiducioso dei ragazzi morti, provate a guardare le fotografie e vi accorgete di ciò che dico. E' questo sguardo che portiamo in Afghanistan questa fiducia in un destino buono che i nostri ragazzi hanno imparato dalle loro famiglie, dalle mamme che li hanno allevati all'interno della tradizione cattolica mai assopita in Italia. Quando pensiamo che non ci sono più testimoni ecco che irrompe l'irriducibilità dell'essere come monito a noi a non arrenderci alle prime difficoltà per vivere da uomini veri.

 
21/09/2009 - grazie (Francesca Palazzo)

Desidero ringraziare la signora Coletta per la sua testimonianza di fede. Il dolore, che oggi tanto si stigmatizza, così come la morte, è invece occasione di conversione, occasione di risveglio, occasione di salvezza, in ogni circostanza, anche quella tragica. E diventa un dolore giudicato, perciò amato, desiderato. Grazie. Francesca