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VERTICE/ Obama convince l’Onu, ma molte domande attendono ancora risposta

Dopo aver parlato all’Onu di ambiente e nuovi equilibri mondiali, i Grandi si sono spostati da New York a Pittsburgh, dove si tiene il G20. Vittorio Emanuele Parsi traccia un primo bilancio di quanto abbiamo visto e sentito nel Palazzo di Vetro

onu_sessioneR375.jpg (Foto)

Dopo aver parlato di ambiente e nuovi equilibri mondiali i Grandi si sono spostati dalla sede Onu di New York a Pittsburgh, dove il G20 affronta il tema delle regole che servono per rendere più virtuosa la finanza mondiale. O almeno, questo è l’auspicio con cui si sono aperti i lavori. È tempo di un primo bilancio di quanto abbiamo visto e sentito dire nel Palazzo di vetro, dalla risoluzione sulla non proliferazione delle armi nucleari al “change” rivendicato da Obama. Mancano però - dice Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali e editorialista della Stampa - le risposte a molte domande. Il presidente Usa deve dirci come intende raggiungere gli obiettivi sui quali ha ottenuto un così ampio consenso».

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato all'unanimità la risoluzione sul disarmo e la non proliferazione nucleare. Come valuta questo risultato?

È un fatto significativo che il “consiglio di amministrazione” del mondo prenda atto della necessità di fare passi avanti per avere una situazione globale più sicura. È anche singolare che la dichiarazione congiunta venga dagli unici detentori “legittimi” di armi nucleari. C’è da augurarsi che la risoluzione ponga le premesse per obiettivi politici a questo punto più ambiziosi.

Si riferisce all’Iran?

Sì. Stiamo ancora aspettando la formulazione di un’ipotesi concreta per venire a capo del nucleare iraniano: non si sa ancora come impedire agli ayatollah di avere la bomba. Mentre pensiamo ad un futuro libero dall’incubo nucleare - uno spettro che tutto sommato finora è stato gestibile - non sappiamo cosa fare rispetto ad una questione molto più vicina e preoccupante. E che per questo va affrontata al più presto.

Nota una differenza di approccio tra gli Usa e la Francia sull’Iran? Sarkozy vuole scadenze precise per i negoziati, Obama ha nuovamente ammonito Teheran ma è meno propenso a fissare un calendario.

La Francia si muove con molto più realismo, non c’è dubbio, e teme che Obama si limiti ad un atteggiamento declamatorio. Finora Obama non ha ottenuto risultati tangibili in politica estera. È riuscito a costruire un atteggiamento di maggior favore nei confronti degli Stati Uniti da parte di molti: è un risultato importante e non va sminuito. Manca però un’indicazione chiara su come raggiungere gli obiettivi sui quali ha ricevuto un ampio consenso.

La sua è un’accusa di utopismo?

Direi che ci sono aspetti ambivalenti che restano domande aperte. Da un lato, per esempio, il richiamo al multilateralismo è molto importante e rappresenta un ritorno alla tradizione americana. Dall’altro continuiamo a vedere un’estrema difficoltà nel gestire i dossier ereditati dall’amministrazione Bush.

Obama ha invertito la rotta: la democrazia, ha detto, non si può esportare.

Benissimo, la democrazia non si può esportare. Ma questo cosa significa? Che ognuno si governa come meglio crede? O implica che c’è una strategia diversa per favorire la democrazia? Applicato all’Iran per esempio cosa vuol dire, che si tollera la repressione delle manifestazioni, o che si abbandona la società civile perché lo richiede una strategia di lungo termine? Se vuol dire: non faremo guerre con lo scopo di diffondere la democrazia, va bene. Ma nel caso in cui siamo già in guerra, come in Afghanistan, che facciamo? Mancano ancora le risposte a queste domande.

La politica di Obama potrebbe essere la riproposizione aggiornata di un realismo alla Kissinger, dopo le velleità dell’era Bush?


COMMENTI
25/09/2009 - Parlando d'Iran (Luigi Crema)

Il disarmo nucleare è stato l'unico passaggio forte del discorso di Obama. Proprio sul nucleare oggi spunta fuori la notizia ufficiale che la tanto temuta/ipotizzata/conosciuta seconda struttura nucleare iraniana esisteva, e che l'Aiea lo sapeva da alcuni giorni http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2009-09-25_125373626.html Obama, all'ONU, credo proprio lo sapesse già. Ma un Iran che manda lettere all'Aiea è un Iran che vuole collaborare per non far proliferare le armi atomiche, o un Iran che vuole collaborare per farle proliferare, sotto lo specchietto dell'energia atomica? Dal Paese seconda riserva di gas al mondo mi sembra più probabile la seconda, e quindi quest'annuncio dell'Iran in sostanza è più una sfida, che un segno di collaborazione.

 
25/09/2009 - L'OBAMA RITROSO (celestino ferraro)

L’OBAMA RITROSO Le premier ministre britannique n'a pas obtenu d'entretien bilatéral avec le président américain, malgré ses demandes insistantes. Gordon Brown et la Maison-Blanche se sont empressés jeudi de démentir toute brouille entre les leaders britannique et américain, tentant de mettre fin à une polémique qui prenait de l'ampleur en Grande-Bretagne. Malgré ces démentis, les médias britanniques ont continué à affirmer que les services du premier ministre britannique avaient tenté à cinq reprises, sans succès, d'obtenir au moins une rencontre bilatérale avec le président Obama pendant le déplacement de Brown aux États-Unis, pour l'Assemblée générale de l'ONU et le G20 à Pittsburgh. È accaduto giovedì a New York, Gordon Brown, in trasferta negli USA per l’Assemblea generale dell’ONU, non ha ottenuto d’incontrare Obama a quattrocchi: non è scoppiato il finimondo in Inghilterra. Nessuno s’è permesso di riempire di contumelie il premier britannico e, Gordon Brown, se ne tornerà in Patria con le pive nel sacco. Non è possibile non rapportarci al nostro Primo ministro. Se Obama si fosse negato a Berlusconi per un incontro politicamente riservato, la nostra stampa di sinistra e sinistrorsa (80% del cartaceo in edicola), avrebbe sparato a palle incatenate contro Berlusconi vituperatore dell’Italia nella reputazione mondiale. Ci sarebbe molto da ridere se non fossimo dotati di tanta arguzia da capire che i sinistri di casa nostra stanno peggio della “gioiosa macchina da guerra