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ABORTO/ Un medico a New York: ecco cosa avrei fatto nella sala parto del piccolo Jayden

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Allora, se io fossi stata in sala parto quando Jayden era nato, cosa avrei fatto? Benché sia stata in sala parto molte volte con molti “piccoli Jayden”, credo molto fortemente che ogni volta è diverso perché ogni bambino è diverso. Ogni volta c’è un nuovo dramma da affrontare, e dobbiamo prendere una decisione secondo le nostre conoscenze mediche, rispettando e non manipolando il “destino” del paziente. Poiché la vita è il bene supremo, evidentemente, se c’è possibilità di sopravvivenza, siamo chiamati a rianimare il paziente. D’altra parte, non necessariamente quello che è possibile tecnicamente, è raccomandabile. L’approccio di rianimazione ad ogni costo, anche contro l’evidenza certa di morte imminente, rivela una posizione di aggressività che non riconosce il limite della medicina e, ancora di più, l’esistenza di un “destino della persona” che non può essere determinato né dai genitori, né tantomeno dal medico.

 

Quando la nostra conoscenza medica ci suggerisce che un bimbo è troppo prematuro per farcela, la nostra responsabilità medica non finisce lì. L’espressione «non c’è più nulla che possiamo fare» dovrebbe essere bandita dal campo medico. Piuttosto chiediamoci: come possiamo confortare questo piccolo paziente? I punti chiave della cura diventano: mantenere il bimbo caldo, idratarlo o prendersi cura del dolore, se necessario, ma soprattutto aiutare i genitori o altri membri della famiglia ad accogliere questo bimbo, anche per un periodo di tempo brevissimo.

 

Ho imparato tantissimo dai miei pazienti e probabilmente la lezione migliore è che tutto è dato, non decidiamo noi il giorno della nostra nascita – quanto ce lo insegna un bimbo prematuro! – e neppure quando arriva il nostro ultimo giorno. Perciò, possiamo prenderci cura dei bambini prematuri solo seguendo la realtà. La nostra missione di medici è di “servire” la vita nella direzione che la realtà ci invita a seguire. Non c’è linea-guida o protocollo che possono risparmiarci il dramma di decidere che tipo di cure mediche siamo chiamati a offrire a ciascuno dei nostri pazienti.

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