BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IRAN/ Le minacce nucleari di Teheran? Un’ottima esca per Obama e gli Stati Uniti

Pubblicazione:

Ahmadinejad_NucleareR375.jpg

Gli elementi di novità di questa escalation nucleare risiedono nella particolare spavalderia mostrata dalla leadership iraniana. Fino ad oggi, gli annunci erano stati fatti secondo un copione tipico, improntato al “tira e molla”, alla smentita seguita da un proclama demagogico e populista. Oggi gli iraniani ammettono che la centrale di Qom entrerà presto a regime, dichiarano di voler proseguire senza interruzioni sulla strada dell’arricchimento dell’uranio e, addirittura, testano due missili a medio raggio, i letali Shahab-2 e 3, in grado di colpire il territorio di Israele o della Turchia meridionale.

 

Non va trascurata, nell’analisi di questi toni, la delicata situazione interna iraniana dopo le elezioni presidenziali e i cui risultati sono ancora oggetto di forti contestazioni. In particolare, in questo delicato passaggio politico nel Paese, si sta ridisegnando la mappa del potere e degli interessi interni, con i Pasdaran costretti a cedere potere a nuove strutture centrali di sicurezza, che rispondono direttamente al Presidente Ahmadinejad e con una spaccatura evidente nel clero iraniano.

 

La ricerca di Teheran per un ruolo di potenza regionale riconosciuto da tutti emerge con nettezza dal disconoscimento del negoziato fallimentare finora condotto dall’Unione Europea in nome e per conto degli Usa. L’Iran vuole parlare direttamente con gli Stati Uniti e con Obama vuole negoziare un riconoscimento che sarebbe storico.

 

In tal senso, Israele può tirare un sospiro di sollievo, nella misura in cui lo Stato ebraico è solo l’oggetto di attacchi retorici virulenti e odiosi più per compattare il fronte interno che per il desiderio di distruggere un avversario.

 

Molto più rozzamente, l’Iran vuole tastare il terreno all’indomani dell’annuncio di Obama sulla cancellazione del progetto di scudo spaziale che, nelle intenzioni della precedente Amministrazione Usa, doveva rappresentare un ombrello protettivo contro la minaccia missilistica degli ayatollah.

 

Il tavolo verde del poker si è riaperto. E questa volta Teheran vuole giocare con il suo avversario diretto. Per legittimare un ruolo che la storia non ha ancora riconosciuto al Paese e per garantirsi la continuità del potere rappresentata da Ahmadinejad e, soprattutto, da chi lo manovra dietro le quinte.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.