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IRAN/ Le minacce nucleari di Teheran? Un’ottima esca per Obama e gli Stati Uniti

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Nell’annuncio fatto dai vertici politici e religiosi iraniani sulla presenza conclamata di un secondo reattore nucleare già attivo alle porte della città santa di Qom possiamo riscontrare alcune novità strategiche e alcuni elementi di continuità con il passato recente.

 

La continuità risiede, per l’appunto, nella volontà iraniana di perseguire un disegno nucleare concreto. Per produrre energia elettrica, costruire la bomba atomica o vendere uranio arricchito all’estero poco importa. O meglio: importa sotto il profilo delle previsioni e delle tutele internazionali dell’Aiea, che tollera un processo di avvicinamento relativo e controllato al nucleare civile, non certo il suo utilizzo per scopi di aggressione militare.

 

Il tema principale, però, attiene gli obiettivi geopolitici e strategici dell’Iran posto che, sin dagli anni della Guerra Fredda, la bomba atomica è sempre stata uno strumento e non un fine. Con la caduta di Saddam Hussein nel vicino Iraq, la crescita esponenziale del potere wahaabita, che fa capo all’Arabia Saudita, negli anni delle due Presidenze Bush, con il prezzo del barile del petrolio salito alle stelle negli ultimi anni, l’Iran sa di poter giocare questa volta la posta massima al tavolo da poker del bluff nuclerare.

 

Perché esattamente di un bluff si tratta, visto che nessun Paese dotato di una sola testata atomica sarebbe così folle da utilizzarla. La penalità da pagare sarebbe la scomparsa del Paese stesso dalla carta geografica, senza possibilità di appello. L’Iran è alla ricerca di un pieno riconoscimento dello status di potenza regionale di primo piano, che oggi appartiene a governi quali quello saudita o quello turco. La finestra di opportunità aperta dalla instabilità della regione, dall’Iraq all’Afghanistan, fa si’ che i piani iraniani possano essere disvelati senza un rischio eccessivo. Gli Stati Uniti non scatenerebbero mai, in questo momento, una terza guerra nella regione.

 

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