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LETTERA DALLA TERRA SANTA/ Il racconto di Samar: "Il coraggio di Saiwa davanti al giudice"

Nella foto scattata da Samar (l'unica che le è stata concessa di fare in carcere) vediamo Saiwa con le sue cinque figlie Nella foto scattata da Samar (l'unica che le è stata concessa di fare in carcere) vediamo Saiwa con le sue cinque figlie

Pietà per Saiwa

 

La storia che vorrei raccontare iniziò quando cinque bambine furono lasciate sulla porta dell’orfanotrofio, esattamente cinque anni fa. Diana era la più piccola e aveva due anni, Tabet ne aveva tre, poi Naziha, Lulu e Imtiaz, la maggiore, che aveva sei anni. Non potete immaginare i pianti e le lacrime sui gradini dell’orfanotrofio di queste bambine che avevano perso entrambi i genitori. La loro madre aveva ucciso il loro padre e nessuno sapeva dove era finita.

 

Le prime parole di Imtiaz furono: «Questo posto è un rifugio? È questo l’orfanotrofio?». Le altre bambine le abbracciavano piangendo, perché anche loro si erano trovate in condizioni simili.

 

La prima cosa che feci dopo aver accolto le bambine fu un giro di telefonate per cercare di sapere dove era la loro madre e alla fine la trovai in una prigione. Decisi quindi di andare a visitarla.

 

La situazione nella prigione era difficile da immaginare, ma tutti i poliziotti erano commossi perché era la prima volta che qualcuno portava dei bambini a visitare la propria madre in quella prigione.

 

Da quel momento e ascoltando la storia di quella donna, della sua vita piena di maltrattamenti e abusi, ho deciso che doveva diventare un membro della mia famiglia della Casa di Lazzaro. Ho detto di lei a tutti i miei amici e con gli amici italiani di Valmontone (che aiutano la nostra casa) siamo andati due volte nell’ufficio del Presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen, per chiedere pietà per lei.

 

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COMMENTI
11/01/2010 - Coraggio! (claudia mazzola)

Quanto forti sono le mamme. La mia è eccezionale quando mi dice "Sono stata a messa, ecco, ho fatto tutto!". Auguro alle figlie di Saiwa una Madre da ascoltare e da toccare.