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TERREMOTO HAITI/ Il racconto: gli occhi di Alessandro che non mi fanno scappare

Pubblicazione:venerdì 15 gennaio 2010

Haiti_Terremoto_CarrozzinaR375.jpg (Foto)

Dopo 12 ore dal sisma, l’unico ospedale - che serve una popolazione di almeno 200 mila persone - non funzionava. Dentro, una sola infermiera, abbandonata a se s tessa, senza alcun materiale, senza un medico, con l’aria stralunata di chi cerca di cavarsela in qualche modo in un vero inferno. Nel cortile dell’ospedale, feriti gravissimi e moltissimi cadaveri, buttati sull’asfalto, in pieno sole. Vedeste quanti bambini, a volte senza un arto o con ferite così terribili da essere non identificabili al volto. Una cosa terribile. L’unica parola che l’infermiera ci ha detto, in quella stanza di morte, è stata: «un dottore, vi prego... ». Le abbiamo promesso che lo avremmo trovato.

 

 

 

 

 

 

A Citè Soleil non siamo stati in grado di trovare che circa il 30 per cento del nostro personale locale. Di un altro 20 per cento riusciamo ad avere notizie. Degli altri non si sa nulla. Moltissimi, quasi tutti, hanno vittime in famiglia o hanno perso la casa. Comunque il personale è disponibile, soprattutto i ragazzi. Sono bravissimi. In mezz’ora abbiamo potuto disporre di un’équipe di 18 persone.

 

 

 

Una prima valutazione: a Citè Soleil c’è ancora una situazione di emergenza. Credo sia necessario fare attenzione alla creazione di dinamiche di dipendenza dagli aiuti e a quelle legate alla crisi sociale/popolare per aiuti sensibili come il cibo. La situazione, già ieri, era molto tesa.

 

Ieri abbiamo lavorato sulla logistica per assicurare a Msf di poter funzionare.

Abbiamo aperto la strada tra le macerie, altrimenti gli aiuti non sarebbero mai arrivati. Abbiamo messo in piedi l’équipe, creato un minimo di spirito di squadr a e riconfortato gli animi dei nostri. Operativamente, abbiamo cercato di rendere possibile l’ingresso di Msf a Citè Soleil. Ora, hanno una squadra operativa e noi diamo un po’ di appoggio. Li supporteremo ancora uno o due giorni, per l’arrivo del cargo, per spostare la merce, poi, proseguiranno da soli. Abbiamo un briefing domani con loro per la questione cadaveri. Se si identifica un sito, ci s iamo offerti con le squadre per scavare, per seppellirli. Mi sono anche offerta di negoziare il sito con i capi banda, visto che la zona, come sapete, è tutta controllata da feroci bande armate.

 

 

Fatte queste due cose (assicurato l’ospedale e risolta questione cadaveri) possiamo attivarci per iniziative più di ricostruzione. Ecco quelle che ritengo prioritarie: aprire il centro come ufficio di appoggio; requisire i locali della vicina scuola OPJED (possiamo farlo, sono nostri partner) per fare accoglienza a famiglie senza tetto o per orfani; iniziare l’identificazione delle vittime legate al nostro sostegno a distanza (Al momento però nessuno dei tre partner sembra reperibile, nemmeno la coordinatrice Sherline); appena possibile distribuire kits da cucina per il cibo, pentole, taniche, vestiti, teli da usare tipo tende, mat erassini da campo, coperte leggere (pensavamo di usare le salviette Ikea che ci ha dato UNICEF). Chissà… 

 

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