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Esteri

1° ANNO/ La pagella di Obama: troppo innovatore per piacere agli americani?

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Obama ha voluto mostrare il volto umano della potenza Usa dispiegando mezzi e risorse nell’isola caraibica. Ma il caos per la mancanza di coordinazione e le critiche che mezzo mondo (Francia in testa) hanno indirizzato all’attivismo arrogante e pasticcione di Washington offuscano anche le buone intenzioni di Obama.

 

Resta l’Afghanistan. Tre mesi per decidere un cambio di rotta, una nuova strategia sono tanti. Per qualcuno anche troppi. Bush era istintivo e decisionista. Obama meticoloso, valuta ogni sfumatura prima di decidere. Ordina revisioni e valutazioni di rischio a tutti i dipartimenti. Il rischio è di perdere l’attimo, di consegnare il momento agli altri. Solo il tempo dirà se la strategia afghana è stata quella giusta. Ma certo è sembrata l’ennesima triangolazione in senso clintoniano: accontento sia i militari sia l’ala sinistra del partito: più soldati, ma poche combat team; azioni di controterrorismo ma data fissata (2011) per il ritiro. Troppe variabili. Con un rischio insito: che alla fine Obama anche sull’Afghanistan avrà mantenuto e sconfessato tutte le promesse. Alla faccia del principio di non contraddizione.

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