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Esteri

DIARIO HAITI/ 2. Fiammetta: mentre scrivo, degli spari cancellano la calma apparente

sfollati_haiti_R375.jpg (Foto)

 

Una grande urgenza che viene dai nostri campi e impegna la sala operativa delle Nazioni Unite è sbloccare la distribuzione del cibo (fino a lunedì hanno coperto tre siti al giorno su quasi 100 esistenti...), dell’acqua potabile e prendere finalmente una decisione sul fare o meno le tendopoli.

Noi abbiamo ritrovato altre persone del nostro staff e così il numero dei nostri collaboratori dispersi è sceso. A questo punto abbiamo la speranza che siano solo da rintracciare e che - prima o poi - li troveremo tutti.

Stiamo “stabilizzando due siti”, cioè due campi sfollati. Uno, con circa 1.200 persone, l’abbiamo diviso in quattro settori e sta prendendo un po’ di parvenza di ordine. Mi sono resa conto di com’è importante un luogo in cui stare, di un po’ di ordine, di punti di riferimento. Specialmente in una situazione così drammatica.

Ora mancano i bagni. Noi non pensiamo mai quanto questi siano segno di civiltà. Ma 1.200 persone senza bagno è ben complicato gestirle. Finora però non era una priorità...

Continuiamo ad accogliere bambini per le attività diurne nel centro dell’altra bidonville, Martissant, zona rossa sulle mappe. Vorrebbero che ne aprissimo un altro e l’abbiamo chiesto ai nostri amici di Cesal, l’ong spagnola con cui collaboriamo da tempo. Vorrebbero che noi facessimo un assessment in altre due città vicine alla capitale colpite dal terremoto. Ironia della sorte, abbiamo già lavorato lì per il recupero di bambini dopo il trauma degli uragani del 2008. Lo faremo di nuovo.

Vorrebbero che al sud, a Les Cayes, dove sono arrivati i primi sfollati decentrati, facessimo un censimento per il ricongiungimento famigliare e il riconoscimento di bambini non accompagnati. Faremo anche questo, con l’aiuto dei nostri colleghi che sono là.  

Siamo al fronte, ma sentiamo molto la vicinanza di tante e tante persone. E la certezza della speranza cresce.

 

PS: ho appena finito di scrivere. È in atto una rivolta al carcere di Les Cayes, vicino alla sede Avsi. Si sono avvertiti spari. La polizia ha chiesto di rimanere al coperto. Io sono in ufficio, sono riuscita a contattare Tito che è nella sede di un’altra ong per una riunione. Rimane lì fino a che non si calma la situazione.

 

 

Fiammetta

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COMMENTI
20/01/2010 - condivisione (MARIA ADELE DELL'ORTO)

Seguo con trepidazione la situazione: mia sorella Luisa, piccola sorella del Vangelo di Ch. de F.si trova nel quartiere Delmas distrutto dal terremoto; giovedì14 ore 17, prima comunicazione da parigi di chi segnala la presenza. Poi più nulla . tentativo di contattre organizzazioni che potessero inviare qualcuno sul posto per una verifica- nonm possibile. Lunedi 18 ore 4 di Haiti: primo contatto telefonico, sono allo stremo, acqua e cibo non sono arrivati, nonostante si diffonda la voce che possa arrivare del'acqua, dormono all'esterno, la scuola del quartire all'ora del terremoto aveva 180 bambini presentii per il secondo turno scolastico, sono stati estratti 20 bimbi morti. martedì 19: hanno ricevuto alcuni aiuti dai gesuiti, non riso, ma alcuni viveri e medicine che distribuiscono nel quartire. Sono riusciti ad acquistare a prezzo esorbitante la benzina per far funzionare il generatore di un signore del quartiere e permettere, la notte, la ricarica dei cellulari. Ho fiducia che la segnalazione fatta a R.Ronza abbia esito. In comunione M.Adele