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DIARIO HAITI/ Fiammetta: le scosse non danno pace, ma una tenda blu sembra già una casa nuova...

Pubblicazione:giovedì 21 gennaio 2010

TerremotoHaitiPersone_R375.jpg (Foto)



In uno di questi ho visitato una mamma, rimasta con 8 figli, il marito è morto nel sisma. La ragazzina più grande, 15 anni, partecipava alle nostre attività educative e ricreative e al sostegno scolastico. Ero andata a trovarla subito dopo il terremoto: una tenda fatta di lenzuola, alta 80 centimetri, due metri per tre, ospitava nove persone. Oggi sono stata da lei ed erano sotto il "tendone blu" dell'Avsi.

La ragazzina mi ha detto: «Avevi ragione: siamo vivi e forti, ora abbiamo anche una nuova casa (la tenda). Tutti insieme e appiccicati, ma è bello anche così. Solo che mi devi promettere che verrai a trovarmi tutti i giorni, devi mantenere ancora tante promesse: la scuola e la bambola per la mia sorellina».
Ho promesso, è vero, ma che altro potevo fare? I rosari dal carcere di Padova, il sostegno dei ragazzi universitari dell'Aquila, i tanti e tanti che si sono attivati mi aiuteranno in questo.

Fiammetta
 



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COMMENTI
22/01/2010 - OLTRE E PRIMA DELL'AZIONE (Isabella Serra)

Non ritengo di commentare fatti che si commentano da soli, ma mettiamo da parte per un attimo il possibile sostegno materiale che tutti noi possiamo dare a questa tragedia. Mi chiedevo solo, ma qual è veramente il dramma di Haiti? Per chi, come me, non ha mai sperimentato sulla propria pelle la perdita di tutto e tutti, cosa vuol dire esattamente essere solidali, contribuire? Ebbene, io credo che il contributo ce lo stia dando proprio Haiti. Un ennesimo monito al mondo, perché l’emozione, se non porta immediatamente all’azione, lasci almeno posto alla grande domanda che per molti è più fastidiosa di un terremoto: ma dove andiamo, per cosa viviamo?

 
21/01/2010 - Vita sia. (claudia mazzola)

In tv, una scena dove uomini ad Haiti si malmenano con sguardo feroce, poi ritrovano un bambino sotto le macerie, è vivo, ha uno sguardo di una dolcezza che salva tutto!