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DIARIO HAITI/ Lettera dei carcerati: la preghiera è l’aiuto più grande che possiamo dare

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«Rientrando in cella dopo una giornata di lavoro abbiamo appreso dai telegiornali la straziante notizia del terremoto ad Haiti.

Il pensiero è andato a tutte le persone morte, a quelle ferite, a quelle che comunque, in ogni caso, stanno soffrendo. Col passare delle ore aumentava l’enormità della catastrofe. La prima istintiva domanda che ci è venuta in mente, come a tante persone nel mondo del resto, è stata: “Come ci si può adoperare per dare un aiuto, per non restare indifferenti a questa situazione?”.

Anche in Italia, anche se di dimensioni minori, abbiamo avuto terremoti e devastazioni varie, ma a un dolore così grande non ci si abitua mai. Anche tra di noi è quindi calata la tristezza, un senso di sgomento profondo, e ci siamo chiesti se ci fosse un perché a tutto questo. Cosa sta chiedendo il Signore a quella popolazione che già non ha nulla?

Di fronte a tale sofferenza ci siamo allora rinchiusi in un rispettoso e discreto silenzio. Le immagini dei bambini oramai privi di vita tirati fuori dalle macerie, o degli altri piccoli bambini disperati e soli in mezzo alle strade, ci hanno straziato il cuore. Le immagini di quegli occhi disperati, frastornati e persi, raccontano tutto il bisogno di quella popolazione, di quei fratelli, e fanno tanto male, ma nonostante ciò, in tanti occhi e in tanti sorrisi, in tanti volti abbiamo anche letto la speranza e la voglia di andare avanti.

Ed è proprio perché alla popolazione haitiana non venga mai meno il desiderio di andare avanti, e soprattutto la speranza in un domani migliore, che ci raccogliamo in preghiera, chiedendo al Signore di unirci in qualche modo a voi.

Abbiamo visto immagini forti, e forse le più sorprendenti sono state proprio quelle di persone gravemente ferite le cui parole sono state ancora più forti, dirompenti. Una signora appena estratta dalle macerie ha detto: “Mai, nemmeno per un istante in questi lunghi giorni, nonostante mi trovassi praticamente sepolta viva, ho pensato di morire. Ho molto pregato e proprio la fede mi ha aiutato, mi ha salvato la vita…”.

Ecco, siamo sicuri che Cristo non vi lascerà mai da soli nella sofferenza, e proprio per questo vi siamo vicini con le nostre preghiere, che in questo momento di difficile organizzazione riteniamo per certi versi più “importanti” di un aiuto economico o materiale, che comunque non vi faremo mancare appena ci sarà possibile.

Tutta la Comunità del carcere Due Palazzi e gli amici del Consorzio Rebus vi sono vicini nel dolore, siete costantemente nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere. Non perdete mai la speranza. Il Signore vi è vicino».

 



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COMMENTI
27/01/2010 - Haiti preghiere (Antonio Servadio)

mi pare che molto si stia facendo, materialmente, per Haiti, anche da parte delle organizzazioni cattoliche. Naturalmente, come sempre in questi casi, si puo' comunque fare di piu'. Anche la preghiera e' un aiuto, non apparisicente, non visibile ma concretamente utile. Tutti possono pregare, anche chi e' lontano, chi non ha mezzi, chi non sa o non puo' fare altro. L'approccio cristiano ai mali della vita implica anche la preghiera, non solo gli aiuti materiali. Appunto per questo valgono piu' le preghiere che le critiche. La preghiera dei carcerati (come anche quella "per" i carcerati) mi pare un puro esempio di cristianita'. Quanto al portare via la popolazione, non sempre questo e' il rimedio migliore per la popolazione stessa.

 
26/01/2010 - AIUTO < HAITI > (GIOSAFATTE BELLINO)

SONO UN PENSIONATO, E VIVO SOLO, SEPARATO DA PIU' DI DUE ANNI, LA LETTERA DEI CARCERATI E' DA AMMIRARE, MA SI POTREBBE FARE DI MEGLIO, PORTARE VIA TUTTI QUELLI CHE NON ANNO PIU CASA, OSPITARLI UN PO IN TUTTO IL MONDO, ANCHE IO IN CASA MIA POTREI OSPITARE UNA MAMMA CON IL SUO BAMBINO, CHE POI POTRANNO RITORNARE NEL LORO PAESE QUANDO SARA' RICOSTRUITO !!, SE SARA' RICOSTRUITO. E' NON FARLI VIVERE X LA STRADA, CON LA NON SICUREZZA DI AVERE UN PASTO AL GIORNO. PENSATECI BENE, SAREBBE UNA BUONA IDEA. DISTINTI SALUTI B. G.