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DIARIO HAITI/ Fiammetta: la vera fatica è ricostruire la fiducia, non le case

Pubblicazione:giovedì 28 gennaio 2010

haiti_donna_borsa_R375.jpg (Foto)

 

Poi avere un luogo per il medico, latrine, luci. Uno spazio per l’allattamento, uno spazio per l’alimentazione dei bambini. Insomma luoghi di ordine in cui ci si possa sentire amati, accuditi. Sentire che qualcuno si occupa di te. Poco a poco. Anche se vorresti la bacchetta magica. Invece devi organizzare, fare la richiesta, aspettare, dialogare per definire a chi consegnare, cioè dare priorità, consegnare, montare.

Stamattina Chiara e Alberto hanno riaperto l’ambulatorio dei padri scalabriniani. Le suore che lo gestivano son state richiamate dopo il terremoto. Appena si è diffusa la voce che riapriva, l’ambulatorio si è affollato. Mamme e bambini riempiono le sale d’attesa dei pochi poliambulatori presenti.

Oggi in Canada si è parlato di ricostruzione di Port au Prince e del Paese. Ma qui più che ricostruire occorre costruire. Ma le fondamenta di un Paese sono le persone. E qui le persone sono addolorate, affaticate e sfiduciate. Occorrono gesti concreti, anche piccoli, che permettano di consolidare la persona, che ricostruiscano l’umano. I cuori sofferenti si compattano intorno a gesti di attenzione e di cura.

E poi ripensare il paese e la sua capitale. Auspichiamo che si investa anche sul rilancio dell’agricoltura, sull’impulso alla trasformazione dei prodotti agricoli, perché si generi lavoro nelle aree rurali e si decongestioni la capitale che per la gente in cerca di fortuna si rivela inospitale.

Speriamo in prospettive che possano restituire dignità a questa gente. Noi non ci tiriamo indietro.

 

Fiammetta

 



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