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LETTERA DAGLI USA/ Il mio entusiasmo perso per Obama

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Uno dei punti di forza del mercato del lavoro americano è sempre stato quello di poter licenziare e assumere senza timore alcuno (e per i dipendenti di potersene andare a cercar fortuna in qualsiasi momento). Che cosa introduce una mossa del genere? Tre cose: 1. Dal punto di vista economico introduce un gravame che molte piccole e medie aziende non sono in grado di sostenere. 2. Da quello del business un insabbiamento della naturale dinamicità del mercato del lavoro, sia perché adesso il datore di lavoro ci penserà più volte prima di assumere qualcuno e perché l’ex dipendente invece di “sbattersi” alla ricerca di qualcosa che lo rimetta in moto comincia ad accontentarsi dell’assegno settimanale che riceve e ...aspetta. 3. Da quello sociale infine questo cambiamento introduce un “principio di inimicizia” completamente estraneo alla cultura americana. Inimicizia tra datore di lavoro e dipendente, perché gli interessi non coincidono più, il benessere dell’uno entra in conflitto con quello dell’altro. E un datore di lavoro si guarderà bene dal riassumere un dipendente che gli è pesato economicamente per un anno e mezzo. Questa è una logica “sindacale”, in un paese dove i sindacati mantengono una quota del 7% (scarso) della forza lavoro.

 

C’è poi il tema di cui parlano tutti (spesso a sproposito), la riforma sanitaria. È vero, la sanità Americana è un problema drammatico, che io stesso vivo in prima persona pagando cifre sconsiderate e ricevendo pochissimo. Obama ha presentato la sua proposta, ma in verità siamo ancora in alto mare sebbene il Senato abbia dato la sua approvazione. Non ci sono i soldi, non ci sono le strutture e secondo tantissimi esperti (anche quelli della CNN che non sono certo repubblicani) in verità gli americani che potrebbero veramente beneficiarne non saranno più di 4 milioni.

 

Allora? Allora - si potrebbe dire - è un primo passo! No, sfortunatamente mi trovo completamente d’accordo con David Brooks che una settimana fa spiegava dalle colonne del NY Times che questo non è un piano implementabile. È un piano, punto. Inoltre - a detta di tutti - il gravame sui piccoli datori di lavoro sarà insostenibile. Se poi i miei amici medici, quelli che vivono questo problema sul campo quotidianamente, mi dicono che si tratta di una drammatica burla, beh, io credo più a loro che a Obama. Ma Obama questo passo deve portarlo a compimento. L’approval rate è bassissimo, bisogna “far vedere” che si conclude qualcosa di “storico”.

 

Finisco con la guerra. Pensate solo a questo: se George W. Bush avesse mandato altri 30.000 soldati in Afganistan l’avrebbero crocefisso. A Obama hanno dato il Nobel per la Pace. Ha fatto un bellissimo discorso - è vero - ma i fatti sono i fatti e non possono essere giudicati solo in base al colore della parte da cui vengono.

 

C’è ancora tempo per Obama per dimostrare che quello che ha a cuore, quello che persegue, sono gli ideali di cui questo paese è fatto: vita, libertà e ricerca della felicità. C’è ancora tempo per la sua Amministrazione per provare che quel che persegue non è solo un consenso demagogico-ideologico. C’è ancora tempo, ma non c’è più tempo da perdere.

 

Riro Maniscalco



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