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USA/ L’incubo di un altro 11 settembre

Pubblicazione:venerdì 8 gennaio 2010

11settembre_ground0R375.jpg (Foto)

 

Il problema non è limitato ai musulmani, perché, come suggerisce il termine “teleevangelici”, ciò accade anche tra i cristiani. Sembra che ciò che accomuna questi individui radicalizzati sia la crescente, potente influenza dell’ideologia della secolarizzazione, che tenta di escludere l’esperienza religiosa da ogni area “sociale, giuridica, culturale, politica ed economica” della vita umana, come descrive Papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate.

Probabilmente l’ideologia della secolarizzazione è più forte in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, ma la propensione dei secolaristi americani a utilizzare un linguaggio religioso rende forse la situazione ancor più frustrante per chi è travagliato dalla incapacità di contribuire, con la propria autentica esperienza religiosa, alla formazione della politica comune nella nostra società sempre più multiculturale. Quando costoro cercano di affermare queste “pretese di verità” (per citare ancora Ratzinger) vengono subito accusati di essere dei pericolosi terroristi o degli psicolabili.

In questi giorni ho notato interesse per la famosa ricerca, associata a Hans Küng, di un’“etica universale” che possa unire tutti i popoli del mondo, e mi sembra di capire che le stesse Nazioni Unite vi siano interessate. Il problema è che questo progetto, per ottenere un accordo globale tra credenti e secolaristi, deve mettere da parte proprio quelle pretese che definiscono le tradizioni religiose come una diversa dall’altra. Non è forse proprio questo che richiede l’ideologia della secolarizzazione? È per questo che, nel suo famoso dialogo con l’ateo secolarista Jürgen Habermas, il Cardinal Ratzinger ha definito “un’illusione” questo progetto di “ethos mondiale”.

 

 



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