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LA STORIA/ Renald, 10 anni e un albero piantato: così rinasce Haiti

Pubblicazione:martedì 12 ottobre 2010

Haiti_Avsi_ortiR400.jpg (Foto)

Oggi si parla di Haiti al summit mondiale della Fao a Roma. A nove mesi dal terremoto il comitato per la sicurezza alimentare (CSA) fa il punto della situazione con la delegazione caraibica. Partecipano il ministro dell’agricoltura haitiano e l’ambasciatrice Benoit. Con loro anche Joseph Gaspard Brice, agronomo, e Alberto Piatti, segretario generale della Fondazione AVSI.

AVSI opera ad Haiti dal 1999, quando avviò un progetto quinquennale per la formazione superiore agraria nella zona rurale di Les Cayes, nel Département du Sud, portando alla creazione di un’azienda agricola sperimentale, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università Statale di Milano.

“E’ stata un’esperienza fondamentale – ricorda l’agronomo haitiano Brice che da sempre lavora con AVSI – perché ha contribuito alla formazione di personale tecnico agricolo qualificato”. Da perla dei Caraibi, Haiti è diventata il Paese più fragile del continente americano e il terremoto dello scorso 12 gennaio ha ulteriormente messo in ginocchio la popolazione.

Circa 50.000 persone a seguito del sisma rimaste senza casa a Port-au-Prince si stima che abbiano raggiunto il sud dell’isola, tornando presso le loro famiglie d’origine. Sostenere la ricostruzione in città e favorire una politica di decongestionamento dell’emergenza, in linea con le azioni del governo, promuovendo lavoro e sviluppo, appare la strategia fondamentale per Haiti. E l’agricoltura al sud riveste un ruolo strategico per Haiti.

Le vaste pianure alluvionali e il fitto sistema idrografico permettono colture dodici mesi all’anno e potenzialmente tre raccolti nei 12 mesi. “Purtroppo però la mancanza di conoscenze e di tecniche adeguate, di inputs agricoli, come sementi, fertilizzanti, e l’assenza di infrastrutture e servizi per la filiera, l’irrigazione o i centri di trasformazione - ammette Brice - fanno sì che esista solo un’economia di sussistenza”. Inoltre, a causa della deforestazione, oggi meno del 3% del territorio haitiano è ricoperta da alberi causando una progressiva erosione della zona montagnosa.

“Le popolazioni del sud di Haiti hanno progressivamente deforestato le meravigliose colline su cui vivevano – afferma Alberto Piatti – per fare delle piante “carbone domestico”, perché venderlo in città rendeva più che coltivare i campi. I saperi e le pratiche agricole si sono perduti. La separazione tra il credere e il conoscere che caratterizza purtroppo la nostra cultura, ha smantellato certezze e tradizioni”.

 

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