BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ L'indifferenza che mette le pietre in mano ai ragazzi palestinesi

Li hanno definiti "giovani gangster" i due ragazzini del sobborgo di Gerusalemme investiti dall'auto del colone ebreo a cui stavano scagliando delle pietre. Ma perché tutto questo? FILIPPO LANDI prova a dare una risposta a IlSussidiario.net

bambini_palestinesi_R400.jpg (Foto)

Il portavoce della polizia israeliana, Mickey Rosenfeld, li ha chiamati lunedì scorso “giovani gangster”. Sono stati arrestati con l’obiettivo di riportare la pace nel quartiere di Silwan, sobborgo di Gerusalemme. Obiettivo naturalmente raggiunto, almeno secondo le parole di Rosenfeld. Credo che non ci sia compito più ingrato per un ufficiale della polizia che dover mentire.

 

La calma a Silwan non è tornata né in strada né nell’animo della gente, ed in verità quella calma ormai manca da molti mesi. Né d’altra parte lo stesso Rosenfeld potrà ignorare una domanda, tornando nella sua casa: come mai bambini di otto o dodici anni scendono in strada, armati di sassi, contro i coloni ebrei e anche contro noi poliziotti?

 

Lasciamo perdere l’indottrinamento islamico, che alimenta l’odio. Questa spiegazione vale per ogni stagione e la si dà in pasto ai giornalisti e ai politici occidentali che vengono di passaggio a Gerusalemme. Qual è invece la vera causa? Cosa sta succedendo a Gerusalemme? Una nuova intifada?

 

Neppure questa spiegazione “politica” appare convincente. L’intifada, la prima e la seconda, fatta di pietre, sangue, feriti e morti è nata in modo spontaneo, ma è proseguita per la spinta dalle organizzazioni. Questa volta, Rosenfeld lo sa, di organizzato c’è ben poco. Allora?

 

Forse è l’indifferenza. Sì, potrebbe essere l’indifferenza, la vera causa. Quel disinteresse per il vivere quotidiano dei bambini e dei genitori di Silwan. E forse anche di Shuafat, di Betlemme, di Hebron, di Tuwani. Disinteresse degli europei, degli americani, ed anche, diciamo la verità, degli israeliani. Se un bambino sente in casa che lo sfratto è dietro l’angolo. Se il parco archeologico legato agli scavi della Città di Davide, dovrà sorgere proprio a Silwan dove adesso c’è la sua casa. Cosa penserà quel bambino: che il mondo è ingiusto. Se la sua casa è a rischio, ma sulla collina vicina sventola ora una bandiera israeliana portata dai coloni ebrei, che riflessione farà quel bambino: che ci sono due pesi e due misure.

 

CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO PER PROSEGUIRE LA LETTURA DELL'ARTICOLO